Nonostante la crescente concorrenza, l’Unione Europea preserva il proprio ruolo di interlocutore strategico primario, confermandosi il principale partner commerciale per numerose nazioni africane e per l’intero Continente. Il volume complessivo dell’interscambio con l’UE si attesta a 355 miliardi di euro (ripartiti in 190 miliardi di importazioni e 165 miliardi di esportazioni), superando il dato relativo alla Cina, il cui interscambio ammonta a 348 miliardi di dollari (225 miliardi di export e 123 miliardi di import). Seguono, in ordine di rilevanza commerciale, l’India, gli Stati Uniti e l’area del Medio Oriente, con una partecipazione significativa da parte dei Paesi del Golfo.
In una prospettiva macroeconomica riferita al 2025, l’interscambio complessivo dei 55 Stati del Continente ha raggiunto i 1.240 miliardi di euro. All’interno di tale valore, le esportazioni hanno registrato una quota di 583 miliardi di euro, risultando inferiori alle importazioni, le quali hanno toccato i 657 miliardi di euro.
La struttura delle esportazioni africane risulta fortemente polarizzata, essendo costituita per oltre il 90% da materie prime energetiche, agricole e minerarie. Al contrario, il flusso delle importazioni riguarda prevalentemente beni strumentali, prodotti industriali e chimici, nonché derrate alimentari. Tale configurazione espone sistematicamente numerose economie locali alla volatilità dei prezzi internazionali delle materie prime, le quali garantiscono tra il 50% e il 90% delle entrate fiscali per la maggior parte dei Paesi. Esempi emblematici sono rappresentati dal settore degli idrocarburi per Algeria, Libia, Nigeria e Angola; dalle produzioni di cacao e caffè per Costa d’Avorio ed Etiopia; e dalle risorse aurifere e diamantifere per Sudafrica, Botswana e Repubblica del Congo. La vulnerabilità del Continente si manifesta parimenti sul fronte delle importazioni, come evidenziato dai rincari dei cereali conseguenti al conflitto in Ucraina o dalle recenti criticità nell’approvvigionamento di fertilizzanti legate alle tensioni nello stretto di Hormuz.
L’accordo AfCFTA
L’espansione del commercio intra-continentale, conseguente alla ratifica dell’accordo AfCFTA (African Continental Free Trade Area) nel 2021 — al quale hanno progressivamente aderito tutti gli Stati africani, con la sola eccezione dell’Eritrea — ha determinato la creazione della più vasta area di libero scambio su scala globale. Tale iniziativa favorisce il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e commerciali tra le nazioni africane, promuovendo in particolare l’esportazione di prodotti finiti. Tuttavia, il pieno potenziale dell’accordo risulta parzialmente inibito dalla carenza di infrastrutture viarie e ferroviarie adeguate, nonché dalla lenta attuazione del quadro normativo di riferimento, con specifico riguardo alle procedure doganali, alle certificazioni tecniche e ai sistemi di regolamento valutario. Nonostante tali criticità, l’accordo costituisce un fondamentale catalizzatore per lo sviluppo, incentivando la realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie. Si osserva, infine, che attualmente solo il 15% del commercio estero africano avviene all’interno del Continente, un dato significativamente inferiore rispetto al parametro europeo, dove l’interscambio intra-area eccede il 70%.
Il ruolo dell’Italia
L’Italia ha storicamente consolidato rilevanti relazioni commerciali e politiche con il continente africano, con particolare riferimento alle nazioni del bacino del Mediterraneo. Quei partner, tra cui Algeria, Libia, Egitto, Tunisia e Marocco, rappresentano fornitori strategici di materie prime energetiche e attori economici di primaria importanza. Nell’ultimo decennio, la prospettiva nazionale si è estesa all’intero quadrante continentale, in risposta alla crescita economica dell’area e alla necessità di diversificare l’approvvigionamento di risorse, incluse quelle non energetiche, coinvolgendo nazioni quali Angola, Nigeria, Costa d’Avorio, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo.
Parallelamente, è stato intensificato il dialogo con i governi dell’Africa subsahariana, volto sia alla gestione dei flussi migratori sia alla promozione dello sviluppo socio-economico locale attraverso investimenti e cooperazione. In tale contesto si inserisce il “Piano Mattei”, iniziativa che riafferma la centralità dell’Africa per la politica estera italiana. Il piano prevede lo stanziamento di ingenti risorse a favore delle imprese interessate a operare in questi mercati secondo una logica di partenariato, promuovendo joint-venture produttive e programmi di formazione tecnica.
Queste attività possono beneficiare del supporto finanziario fornito da enti quali Simest (attraverso la Misura Africa), SACE e Cassa Depositi e Prestiti (CdP). Contestualmente, nell’ultimo triennio, è stato attuato un significativo rafforzamento della presenza istituzionale italiana in loco, mediante il potenziamento della rete diplomatico-consolare e l’incremento degli uffici dell’Agenzia ICE nel continente.
Sotto il profilo dei volumi commerciali, nel 2025 l’Italia è l’ottavo fornitore e quarto cliente a livello continentale, con un interscambio complessivo di 60,3 miliardi di euro, di cui 20,3 miliardi riferibili alle esportazioni e 40 miliardi alle importazioni. La struttura degli scambi riflette il modello tipico delle relazioni Europa-Africa: l’importazione italiana è dominata da materie prime energetiche, agricole e metalli, mentre l’esportazione si concentra su macchinari industriali, derivati del petrolio e beni di consumo.
Sotto il profilo dei volumi commerciali, nel 2025 l’Italia si è posizionata come ottavo fornitore e quarto cliente a livello continentale, con un interscambio complessivo di 60,3 miliardi di euro, di cui 20,3 miliardi riferibili alle esportazioni e 40 miliardi alle importazioni. Tale dinamica riflette il modello tipico delle relazioni Europa-Africa: le importazioni italiane sono dominate da materie prime energetiche (gas e petrolio), agricole e metalli, mentre le esportazioni si concentrano su macchinari industriali, derivati del petrolio e, in misura minore, beni di consumo.
Il Piano Mattei
Dall’avvio del Piano Mattei nel 2024, il numero dei Paesi destinatari è raddoppiato, passando dai 9 iniziali (Algeria, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico e Tunisia) agli attuali 18, con l’inclusione di Angola, Ghana, Mauritania, Senegal, Tanzania e, dal marzo scorso, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia. Questa espansione geografica è accompagnata da un intenso dialogo istituzionale e da missioni tecniche e imprenditoriali volte a consolidare i rapporti con il tessuto economico locale e a identificare progetti nei settori prioritari d’intervento.
Secondo quanto riportato nella “Relazione sul secondo Anno di Attività del Piano Mattei”, sono state realizzate complessivamente 64 iniziative, così ripartite: Istruzione e Formazione (24), Energia (14), Acqua e Infrastrutture (12), Agricoltura (10) e Sanità (4). Di seguito si fornisce una sintesi dei principali progetti avviati dalla Cabina di Regia, come illustrato nel documento trasmesso al Parlamento:
- Filiera agricola: questo comparto rappresenta l’ambito prioritario di intervento, considerando che il continente africano detiene circa il 60% delle terre incolte a livello globale. Tale condizione è riconducibile sia a fattori climatici avversi sia alla carenza di capitali e competenze tecniche specialistiche. In questo scenario, assume particolare rilevanza l’accordo sottoscritto con il governo dell’Algeria, che prevede la concessione di 36.000 ettari di superfici desertiche nelle regioni meridionali del Paese a favore del gruppo Bonifiche Ferraresi Spa. L’intesa mira alla messa a regime di una filiera produttiva integrata, avviando le attività di semina di cereali e legumi su un lotto iniziale di 3.000 ettari. Analoghe forme di cooperazione strategica sono state formalizzate e risultano operative con le autorità governative del Mozambico e della Costa d’Avorio.
- Sanità: si registra un potenziamento delle infrastrutture sanitarie nelle regioni della Costa d’Avorio Meridionale e l’avvio del ripristino dei servizi assistenziali nella regione etiope del Tigray, colpita dal conflitto civile. Oltre alle criticità strutturali preesistenti, il comparto deve fronteggiare l’impatto derivante dall’interruzione delle attività di USAID, principale ente di cooperazione internazionale operante nel settore in Africa.
- Energia: Tunisia e Algeria sono state integrate nel progetto “South H2 Corridor”, iniziativa che attribuisce all’Italia il ruolo di hub strategico per il convogliamento di idrogeno verde dal Nord Africa verso l’Europa, con destinazione finale la Germania. Il programma vede la partecipazione attiva di Enel, Eni e Terna, e beneficerà di un cofinanziamento da parte dell’Unione Europea.
- Formazione: quest’ambito rappresenta una tematica di primaria rilevanza per tutti i Paesi partner, in considerazione delle criticità strutturali del settore: in media, solo il 45% degli studenti completa il ciclo di studi secondari e si registra un deficit di 15 milioni di docenti qualificati, a fronte di un’offerta di formazione professionale pressoché assente.
- HUB AI: è stata formalizzata la costituzione di un gruppo di lavoro bilaterale finalizzato allo sviluppo delle nuove tecnologie. L’iniziativa prevede la creazione di un Hub per l’Intelligenza Artificiale volto a incrementare la capacità computazionale necessaria per ampliare i campi di applicazione dell’IA e l’attuazione di programmi pilota per il sostegno alle start-up innovative. Il progetto vede la partecipazione di Microsoft, finalizzata alla creazione di un network tra fornitori e grandi gruppi industriali, e suscita l’interesse della Commissione Europea come modello replicabile in altre aree geografiche. In collaborazione con l’Università Mohammed VI di Casablanca, è stato definito un programma di alta formazione sulla gestione del cambiamento climatico. Il percorso, sebbene rivolto prioritariamente al management marocchino, è aperto alla partecipazione di quadri e dirigenti provenienti da altri Paesi del continente.
- Infrastrutture: in coordinamento con il programma europeo “Global Gateway”, sono stati avviati interventi di ristrutturazione e ampliamento della rete idrica di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, al fine di garantire l’accesso all’acqua potabile a oltre un milione di residenti. Parallelamente, è previsto un contributo di 300 milioni di euro per lo sviluppo del Corridoio di Lobito: un’opera infrastrutturale di 1.300 km tra ferrovie e reti viarie che collegherà i distretti minerari dello Zambia al porto di Lobito, in Angola, transitando per la Repubblica Democratica del Congo e riducendo i tempi di percorrenza a soli due giorni.
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