Focus Egitto, le opportunità per le aziende italiane

Gli investimenti in infrastrutture, che hanno significativamente ampliato e migliorato la rete stradale egiziana da sud a nord e nelle aree metropolitane, mirano a innalzare gli standard del settore ricettivo egiziano – con il turismo che incide per circa il 10% sul PIL – e a fluidificare la logistica, consentendo al settore manifatturiero un accesso più agevole alle “supply chain” sia per l’esportazione dei prodotti finiti sia per l’importazione di parti e componenti. Sebbene la realizzazione di quelle opere sia affidata a contractor locali, sussiste un notevole fabbisogno di prodotti per la loro esecuzione, in particolare materiali da costruzione di elevato standard qualitativo, cablaggi elettrici e tecnologie per l’illuminazione, tutti settori in cui l’offerta italiana è ampiamente disponibile.

Energia: petrolio, gas e rinnovabili

In Egitto operano le principali compagnie petrolifere internazionali, tra cui Chevron, BP (British Petroleum), Shell, Apache Corporation, nonché Eni e le sue consociate, in particolare Saipem e Snam. Quest’ultima, in joint venture con le compagnie statali egiziane, è coinvolta, fin dagli anni ’50, nell’esplorazione, estrazione e import-export di petrolio greggio e gas naturale, sia on-shore sia off-shore. Nel 2015 è stato scoperto e nel 2017 portato in produzione “Zohr”, il più grande giacimento di gas naturale mai rinvenuto nel Mediterraneo Orientale, situato a 200 km al largo di Port Said. L’Egitto riponeva grandi aspettative in questa scoperta per incrementare l’export di gas, in particolare di gas liquefatto (GNL), attraverso gli impianti di rigassificazione di Damietta (realizzato da società partecipate da Eni) e IDKU (vicino ad Alessandria), al fine di rifornire i paesi europei. Tuttavia, il fabbisogno interno ha assorbito integralmente anche la produzione aggiuntiva di gas generata dal nuovo giacimento, trasformando il paese in un importatore netto e costringendolo ad attuare drastici risparmi nei consumi energetici, che hanno provocato sporadici black-out (2023-24) in diverse zone del paese. A ripristinare la regolarità delle forniture è intervenuto il recente accordo (dicembre 2025) con Israele per la fornitura di 130 miliardi di metri cubi di gas, fino al 2040, dal giacimento Leviathan, situato al largo delle coste israeliane. Questo Accordo è un accordo strategico che consente all’Egitto di risolvere le criticità relative all’approvvigionamento interno di gas e di riacquisire un ruolo di esportatore di gas, in particolare GNL, verso i paesi europei. Contestualmente, Israele è abilitato a vendere, a prezzi concordati, il surplus di gas proveniente dal proprio giacimento, per un totale di 35 miliardi di dollari. Il raggiungimento dell’intesa è stato favorito anche dalla mediazione degli Stati Uniti, che la considerano un’opportunità per mitigare le tensioni nell’area. Anche l’Unione Europea guarda con interesse a tale accordo, in considerazione dei “memorandum” recentemente sottoscritti con l’Egitto in materia di energia verde, ma anche come potenziale fornitore di GNL a costi inferiori rispetto ad altri fornitori “remoti” come Stati Uniti e Qatar.
La recente crisi energetica ha intensificato gli sforzi egiziani, anche attraverso accordi con società straniere, in particolare europee e del Golfo, volti allo sviluppo di parchi eolici e solari. L’obiettivo è incrementare la componente “verde” per il soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale, portandola dall’attuale 5% al 50% entro il 2035. Ciò potrebbe configurarsi come un’opportunità anche per le aziende italiane attive in questo settore, in particolare nello sviluppo di tecnologie per la produzione di idrogeno.
La filiera di produzione di petrolio e gas, estremamente sviluppata in Egitto in tutte le sue fasi, dall’esplorazione alla raffinazione, ha permesso lo sviluppo di un’importante industria chimica. Questa ha reso possibile la produzione e l’esportazione di plastica, fertilizzanti e alcune tipologie di prodotti.

Agroalimentare

Il vasto mercato interno (120 milioni di abitanti), sebbene gran parte della popolazione disponga di redditi medio-bassi, favorisce significative economie di scala in quasi tutti i settori legati ai beni di consumo, siano essi durevoli o non durevoli. In primo luogo, l’industria agroalimentare beneficia di questo contesto, potendo contare, nonostante la prevalente natura desertica del territorio, su una produzione crescente di frutta e ortaggi che genera un consistente flusso esportativo, stimato in 4 miliardi di euro annui. Ciò si verifica nonostante il paese presenti un forte deficit nella produzione di grano e cereali, di cui è uno dei maggiori importatori a livello globale.
Importanti investimenti nella regione meridionale del paese (Alto Egitto) hanno notevolmente incrementato la superficie coltivabile, sebbene l’irrigazione rimanga costosa e la portata del Nilo stia diminuendo, in parte a causa della grande diga inaugurata l’anno precedente dall’Etiopia, fattore che contribuisce alle tensioni tra i due Stati.

Edilizia

Risulta fortemente sviluppata la produzione di materiali edili, catalizzata dai massicci investimenti precedentemente menzionati, e, più in generale, l’intera filiera dei materiali da costruzione, dal cemento alle ceramiche, fino ai marmi. L’Egitto possiede una buona varietà di tipologie marmoree e un considerevole numero di giacimenti che sta iniziando a sfruttare in modo razionale, anche grazie all’apporto della tecnologia italiana, cui fanno riferimento le principali aziende locali.

Pelletteria e calzature

I rapporti con le imprese italiane e l’utilizzo delle loro tecnologie hanno altresì permesso lo sviluppo di settori come la pelletteria e le calzature, il cui centro nevralgico è situato nel distretto di Robiki (a 50 km a nord del Cairo).

Grandi elettrodomestici

Nell’ambito dei beni di consumo durevoli, l’industria dei grandi elettrodomestici (quali frigoriferi, condizionatori e lavatrici) registra una crescita a doppia cifra, con un valore stimato in 3 miliardi di dollari. Tale espansione è sostenuta dalla costante crescita della base di clientela (con la formazione di 400.000 nuovi nuclei familiari ogni anno) e dalla presenza di importanti produttori locali (come Elaraby), affiancati da multinazionali (quali Samsung, Arcelik, Electrolux) e, più recentemente, da rilevanti gruppi cinesi. Questi ultimi non solo investono nell’espansione del mercato domestico, ma utilizzano altresì l’Egitto come piattaforma per la riesportazione, beneficiando della svalutazione della valuta locale.

Incentivi governativi promuovono la produzione di elettrodomestici “intelligenti”, esentando i produttori dai dazi doganali sull’importazione dei relativi componenti. Tali misure incoraggiano a loro volta gli acquirenti finali attraverso agevolazioni di pagamento, tenuto conto anche del ridotto consumo energetico, aspetto al quale i consumatori prestano particolare attenzione a causa del continuo aumento delle tariffe elettriche, non più soggette a sussidio statale.
Il costante sviluppo dell’industria turistica, con la costruzione di hotel e resort sempre più confortevoli, contribuisce ulteriormente alla crescita del mercato degli elettrodomestici.

Tessile e abbigliamento

Uno dei settori portanti dell’industria manifatturiera egiziana è il comparto tessile e abbigliamento, la cui rinomanza è intrinsecamente legata all’eccellenza della produzione locale di cotone a fibra lunga (“long staple”). Il settore contribuisce per il 12% alle esportazioni e per circa il 3% del Prodotto Interno Lordo (PIL), impiegando oltre 1 milione di addetti e suscitando l’interesse di investitori internazionali, in particolare provenienti da Cina e Turchia. A titolo esemplificativo, il gruppo Zhejang Hengsheng ha inaugurato lo scorso settembre uno stabilimento da 70 milioni di dollari nell’area di West Qantara, in prossimità di Ismailia, per la fabbricazione di tessuti, tappeti e biancheria per la casa. Nella medesima Zona Industriale, l’azienda turca “Eroglu Global Holding” ha avviato la produzione di capi d’abbigliamento in un complesso integrato che impiegherà oltre 3000 unità lavorative. Gli investimenti esteri si affiancano ai principali produttori locali, prevalentemente grandi imprese di tessitura e filatura (Misr Spinning and Waving, Cotton and Textile Industries Holding Co., Alexandria Spinning and Weaving), in parte ancora sotto controllo statale, cui si aggiungono importanti operatori privati nell’abbigliamento (Arafa Holding, El Nasr, Startex, per citarne alcuni), tutti impegnati in un processo di digitalizzazione e sostenibilità, sostenuto da agevolazioni fiscali. Tale sforzo è altresì finalizzato a soddisfare gli standard imposti quest’anno dall’Unione Europea, principale mercato di destinazione, che introdurrà dazi sui tessuti ad alta intensità di carbonio.
L’Egitto rientra tra i paesi meno incisi dai dazi supplementari introdotti dagli Stati Uniti lo scorso aprile, essendo soggetto a imposizioni aggiuntive limitate al 10%, con l’eccezione dei metalli e dell’alluminio (assoggettati a dazi compresi tra il 25% e il 50%).
I rappresentanti dell’industria tessile egiziana hanno accolto tale provvedimento con favore, ravvisando un vantaggio competitivo rispetto ai principali concorrenti nell’area MENA (la Tunisia è soggetta a un dazio aggiuntivo del 25% e il Marocco al medesimo livello del 10%) e dell’Asia, i quali hanno visto imporre dazi tra il 30% e il 40% (India, Vietnam, Bangladesh). Questo è uno dei fattori che rende l’Egitto attrattivo per i produttori stranieri del settore, i quali sono altresì incentivati dal miglioramento della logistica, elemento cruciale per la filiera e connesso ai tempi di consegna richiesti dai clienti finali.
Di converso, il dazio del 10% incide anche sulle imprese stabilite nelle 15 QIZ (Qualified Industrial Zones), attive in tutti i settori merceologici, precedentemente esentate, in virtù di un accordo del 1996, da dazi e quote di mercato all’ingresso negli USA, a condizione che il 10% del contenuto del prodotto fosse di origine israeliana. Le autorità egiziane intendono rinegoziare tale clausola con gli Stati Uniti.
Le imprese italiane possono beneficiare del processo di modernizzazione e di espansione del settore sia in qualità di esportatori di tecnologia (attualmente le nostre esportazioni di macchinari tessili si attestano intorno ai 30 milioni di euro) sia attraverso la collaborazione con aziende locali per la fornitura di componenti che conferiscano un contenuto di design alle produzioni locali.
Un analogo interesse nei confronti della nostra tecnologia si riscontra presso i produttori di mobilio, prevalentemente concentrati nella città di Damietta, sebbene tale comparto necessiti ancora di un miglioramento degli standard produttivi, nonostante il suo contributo alle esportazioni sia in crescita.

Turismo

Si stima che oltre 18 milioni di turisti abbiano visitato l’Egitto nel corso del 2025, un dato che evidenzia una netta crescita rispetto al biennio 2023-24. Il settore rappresenta il 10% del Prodotto Interno Lordo (PIL) e fornisce occupazione, diretta e indiretta, a due milioni di addetti, generando un introito annuale stimato tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. Tale settore ha costituito il motore dello sviluppo edilizio e infrastrutturale sulla costa meridionale del Mar Rosso, analogamente a quanto avvenuto in precedenza su quella del Mediterraneo, oltre che nelle città storiche del Cairo, Alessandria, Luxor e Assuan. Esso continua inoltre ad attrarre investimenti esteri, in particolare dai Paesi del Golfo, alla ricerca di opportunità per un turismo d’élite. Negli anni ’80, l’Italia ha fornito un contributo significativo allo sviluppo infrastrutturale della località di Sharm El Sheikh, in un periodo in cui l’Egitto aveva da poco riacquisito la sovranità sul Sinai.
Secondo gli ultimi dati disponibili, oltre 800.000 cittadini italiani hanno visitato l’Egitto nel corso del 2025.

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