La nuova strategia economica del Canada

Il drastico cambio di paradigma nei rapporti con gli Stati Uniti — chiaramente non limitato ai soli aspetti commerciali — implica per il Canada, come esplicitamente dichiarato dal Premier Mark Carney a Davos lo scorso gennaio, “la fine della menzogna basata su un ordine internazionale che aveva delle regole”, per cui “non dobbiamo elaborare delle strategie ma costruire qualcosa”.
La traduzione pratica delle idee di Carney va ricercata nella Legge di Bilancio per il 2026, che prevede massicci stanziamenti per difesa, edilizia abitativa e infrastrutture, compreso un ulteriore sfruttamento delle risorse minerarie di cui il Paese è ricco. Questi investimenti sono legati a una serie di progetti finalizzati a consentire che queste risorse — soprattutto gas e petrolio — possano raggiungere le coste occidentali (British Columbia) e orientali (Québec e province atlantiche), per essere esportate sia verso l’area del Pacifico sia verso l’Unione Europea, nell’ambito di un’inevitabile diversificazione dei mercati.
Questa strategia è favorita dai trattati di libero scambio: il CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans‑Pacific Partnership), siglato nel 2018 con dieci Paesi dell’area del Pacifico (Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam, e successivamente anche il Regno Unito), e il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con i Paesi dell’Unione Europea, firmato nel 2017.

Cinque progetti, cinque priorità

In questo contesto nasce l’idea del Premier Mark Carney dei cinque Grandi Progetti ai quali dare priorità nell’immediato e che rafforzeranno l’economia canadese, rendendola più capace di resistere alle pressioni esterne. Il loro finanziamento è previsto dal Bilancio 2026, ma il governo punta anche a ottenere un significativo coinvolgimento di capitali privati.
Raddoppio del gassificatore LNG di Kitimat (British Columbia)
La prima fase dell’impianto è stata completata lo scorso maggio, dopo otto anni di lavori, e a luglio è stato esportato il primo carico di LNG verso l’Asia. Si tratta di una pietra miliare per la diversificazione dei mercati in un settore che, fino a oggi, esportava quasi esclusivamente verso gli Stati Uniti.
Costruzione del primo reattore modulare di piccola taglia (SMR) a Darlington (Ontario)
Il progetto utilizza una tecnologia innovativa che consente la realizzazione di impianti di dimensioni ridotte e molto meno invasivi rispetto alle centrali attualmente in funzione. Sta attirando l’interesse anche di alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Il completamento della prima fase è previsto per il 2030 e l’impianto servirà oltre un milione di abitazioni, con costi stimati intorno ai 10 miliardi di dollari canadesi.
Espansione del terminal container del porto di Montreal
L’intervento aumenterà la capacità del porto del 60%, consentendo la gestione di 1,2 milioni di container l’anno. Montreal è il principale punto di arrivo e partenza delle merci da e per l’Unione Europea, oltre a rappresentare il cuore industriale e commerciale della provincia del Québec.
Espansione delle miniere di rame di McIlvenna (Saskatchewan) e Red Chris (British Columbia)
L’ampliamento di questi siti estrattivi permetterà di produrre ulteriori migliaia di tonnellate di rame, un minerale la cui domanda mondiale è in forte crescita, trainata dalla produzione di batterie per veicoli elettrici e dall’utilizzo nei pannelli solari.

Le infrastrutture complementari alla strategia di diversificazione

Accanto a queste cinque priorità, sono stati messi in cantiere altri progetti infrastrutturali, tra cui la linea ferroviaria ad Alta Velocità tra Toronto e Québec, via Montreal, e la Linea di Trasmissione Atlantica, che dovrebbe convogliare il surplus di energia pulita prodotto dalle province della costa atlantica (solare ed eolico) verso l’entroterra orientale del Canada, principalmente il Québec, consentendo un’accelerazione nel raggiungimento degli obiettivi di “emissione zero”.
A questi interventi si aggiungono ulteriori progetti di sfruttamento minerario in Ontario, Alberta, British Columbia e Saskatchewan, che si affiancano alle circa 200 miniere attualmente attive nel Paese. L’obiettivo è incrementare l’estrazione di minerali critici e terre rare, di cui il Canada è ricco ma che si trovano in aree remote e per gran parte dell’anno coperte dai ghiacci, rendendo necessari imponenti investimenti. Tali investimenti risultano oggi giustificati dall’elevato costo di queste materie prime sui mercati internazionali.

Crescita, difesa e innovazione

In considerazione dei diversi livelli di governo esistenti in Canada (federale, provinciale, locale), della legislazione in vigore che protegge i diritti delle popolazioni native (pari al 5% della popolazione totale) dislocate in quasi tutte le province, oltre alla lunga serie di regolamenti — federali e provinciali — che disciplinano la protezione dell’ambiente e le emissioni di carbonio, l’iter di approvazione dei progetti infrastrutturali e dello sfruttamento dei giacimenti minerari richiede tempi lunghi.
Per accelerare l’iter di approvazione dei progetti previsti dal Bilancio 2026 è stato varato, lo scorso giugno, l’One Canadian Economy Act, che istituisce il Major Project Office”, struttura operante all’interno dell’Ufficio del Primo Ministro con il compito di coordinare le istituzioni e gli uffici coinvolti e velocizzare l’approvazione dei progetti infrastrutturali considerati prioritari per la crescita economica del Paese.
Una parte significativa del Bilancio 2026 sarà destinata anche alla difesa e alla costruzione di nuove abitazioni, con l’obiettivo di rallentare la dinamica dei prezzi immobiliari che, negli ultimi anni, ha innalzato significativamente il costo della vita per i canadesi, aumentando il costo dei mutui e degli affitti.
Sono inoltre previsti significativi sgravi fiscali e livelli di tassazione agevolata per imprese e progetti di ricerca e sviluppo, finalizzati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, alla protezione della proprietà intellettuale e all’attrazione di talenti presso i centri di ricerca universitari e statali.

Potenza energetica e mineraria

Il Canada è 

  • 1° produttore di potassio 
  • 2° produttore di uranio 
  • 3° produttore di palladio
  • 4° produttore di greggio
  • 4° produttore di alluminio 
  • 5° produttore di gas naturale 
  • 6° per riserve di litio e cobalto


Inoltre dispone di ampie riserve di nichel, platino e oro.
Produce attualmente 22 dei 34 minerali critici considerati essenziali per batterie, energie rinnovabili e tecnologie avanzate.

Diversificare i mercati energetici: la vera priorità strategica

La principale finalità dei progetti sopra elencati — gasdotti, ampliamento dei porti, sfruttamento delle miniere — è l’aumento delle risorse energetiche disponibili per incrementare l’export verso mercati diversi da quello statunitense. Gli Stati Uniti assorbono infatti il 75% delle esportazioni e rappresentano il 54% delle importazioni canadesi; nel settore energetico, tuttavia, la dipendenza è ancora più marcata: quasi il 90% dell’energia esportata dal Canada è destinata agli USA.
Ciò è dovuto al fatto che tutti gli oleodotti e i gasdotti — con l’unica eccezione di quello recentemente inaugurato in British Columbia — sono orientati verso il mercato statunitense. Di conseguenza, la diversificazione dei mercati di sbocco dell’energia canadese passa necessariamente attraverso la realizzazione di infrastrutture che permettano a gas e petrolio di raggiungere le coste del Pacifico e dell’Atlantico, aprendo così nuovi corridoi commerciali verso l’Asia e l’Unione Europea.

L’espansione dei flussi commerciali verso Asia ed Europa

Oltre alla Cina — che rimane comunque il secondo partner commerciale del Canada, seppur a grande distanza dagli Stati Uniti e senza rientrare tra i Paesi firmatari del CPTPP — i principali Stati che hanno incrementato l’interscambio con Ottawa sono il Vietnam, soprattutto dal lato delle importazioni, e il Giappone e l’Australia per quanto riguarda le esportazioni, grazie alla riduzione dei dazi su carne e cereali. In generale, secondo una stima di Statistics Canada, in seguito all’accordo CPTPP le esportazioni canadesi verso questi mercati sono cresciute mediamente del 30%, mentre le importazioni sono aumentate del 28%. Un incremento ancora più significativo è atteso con l’avvio delle esportazioni di energia — in particolare gas LNG — verso Cina, Corea e Malesia.

L’impatto del CETA

Ancora più rilevanti sono gli sviluppi del commercio con i Paesi dell’Unione Europea in seguito all’accordo CETA, siglato nel 2017, che ha determinato un aumento del 71% degli scambi, passati dai 73 miliardi di euro del 2017 ai 123 miliardi del 2024. Considerati nel loro insieme, i Paesi UE costituiscono il secondo partner commerciale del Canada, e nazioni come Germania, Italia, Francia e Regno Unito figurano stabilmente tra i primi dieci partner di Ottawa.
L’avvicinamento del Canada all’Unione Europea si è tradotto anche in partenariati in materia di difesa e sicurezza — con la possibilità per il Canada di partecipare agli appalti comuni UE nell’ambito del programma SAFE — e in ambito ricerca e sviluppo, grazie alla partecipazione al programma Horizon, che rafforzerà ulteriormente le collaborazioni scientifiche. Questi accordi sono stati perfezionati in occasione dell’incontro tra Mark Carney e Ursula von der Leyen dello scorso giugno.
Sebbene alcuni Parlamenti europei, tra cui quello italiano e francese, non abbiano ancora ratificato il CETA (mentre la Germania lo ha fatto), l’accordo è pienamente operativo per quanto riguarda gli scambi commerciali, con una pressoché totale esenzione dai dazi reciproci. Rimangono tuttavia da armonizzare alcuni aspetti relativi agli standard tecnici e sanitari, in particolare quelli applicati ai prodotti agricoli.

 

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