L’area del Mar Baltico, un tempo considerata marginale sotto il profilo economico e strategico, oggi è tornata al centro della geopolitica mondiale a causa della “pressione” russa nell’Europa nord-orientale, culminata con l’aggressione all’Ucraina nel febbraio 2022. Il controllo di quest’area è cruciale per l’equilibrio globale, trovandosi a breve distanza da un fronte di guerra. Sulle sue acque si affaccia l’exclave russa di Kaliningrad, una base navale pesantemente fortificata, confinante con Polonia e Lituania (e vicina a Finlandia, Estonia e Lettonia). L’area si trova inoltre a poche centinaia di chilometri da capitali europee chiave come Berlino, Copenaghen, Varsavia, Stoccolma ed Helsinki, oltre alle capitali baltiche Vilnius, Riga e Tallinn.
Un preambolo necessario
Un breve preambolo, oltre a inquadrare la posizione geografica delle nazioni che si affacciano sul Baltico, è necessario per comprenderne il contesto storico di formazione. Questo è fondamentale per capire l’evoluzione socio-economica di questi Paesi e il loro attuale allineamento – in quanto nazioni in “prima linea” – al sostegno concreto all’Ucraina e all’imposizione di sanzioni contro Russia e Bielorussia. Tale scelta è stata attuata nonostante il significativo danno economico derivante dall’alto volume di interscambio e relazioni che intrattenevano con questi Paesi fino al febbraio 2022.
Basti pensare che fino a febbraio 2025 la rete elettrica delle tre Repubbliche Baltiche erano integrate con quelle della Russia.
Neutralità, alleanze e influenze
Ad eccezione di Danimarca, Germania e Svezia (sebbene quest’ultima abbia mantenuto la neutralità fino all’adesione alla NATO nel marzo 2024), le restanti nazioni Baltiche hanno una storia di occupazione che risale al XVII secolo: prima sotto la Russia zarista e, dopo la breve indipendenza tra le due guerre mondiali (con la sola eccezione della Finlandia, indipendente dal 1918), sotto la Russia sovietica, fino al crollo del regime comunista nel 1991.
Anche la Polonia rappresenta un caso parzialmente diverso, rinascendo come Stato sovrano nel 1945, ma rimanendo sotto l’influenza militare ed economica sovietica fino al giugno 1989 (data delle prime elezioni libere).
Da qui la ricerca dell’ancoraggio ai valori e all’economia delle democrazie, un processo culminato nell’adesione all’Unione Europea, il 1° maggio 2004, da parte della Polonia e delle tre Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania). Tale adesione ha rappresentato il traguardo istituzionale e l’avvio di una fase di crescita economica e sociale che ha trasformato queste nazioni in economie avanzate. Anche in questo caso la Finlandia costituisce un’eccezione, essendo entrata nell’Unione Europea nel 1995 e avendo adottato l’euro sin dalla sua introduzione.
Le tre Repubbliche Baltiche
Lo speciale di questo numero di GlobalCom circoscrive l’oggetto dell’analisi alla regione orientale del Baltico ed esamina l’evoluzione economica e le opportunità per le imprese italiane, anche alla luce degli eccellenti rapporti con l’Italia, delle “Tre Repubbliche Baltiche” – Lituania, Lettonia ed Estonia – che si affacciano sulla costa orientale del Mar Baltico. Quest’area, storicamente ed economicamente omogenea, pur con le singole peculiarità nazionali, si caratterizza per una bassa densità abitativa e dimensioni geografiche relativamente contenute (i tre Paesi contano una popolazione complessiva di circa 6 milioni di abitanti), un elevato tasso di crescita del PIL nell’ultimo ventennio, e un tessuto economico in cui il settore dei servizi innovativi funge da traino. Rivestono ancora un ruolo significativo il settore agricolo e le risorse forestali, unitamente a una crescente sensibilità, ormai parte del senso civico, per la preservazione ambientale e l’applicazione in tutti i settori di tecnologie volte alla riduzione delle emissioni di CO2, attraverso l’utilizzo ottimale dei fondi erogati dall’Unione Europea.
Baltic Cooperation Council
Oltre a essere membri dell’Unione Europea e dell’alleanza NATO, gli Stati baltici partecipano al “Baltic Cooperation Council”. Questo forum di discussione, che riunisce periodicamente i capi di governo dei Paesi, è fondamentale per definire e perseguire una linea comune su interessi prioritari, specialmente nelle sedi del Parlamento e della Commissione Europea. La loro posizione si distingue spesso per la netta condanna dell’aggressione russa all’Ucraina e per l’insistenza sulla necessità di maggiori investimenti europei per la difesa. È significativo notare che questi Paesi, dal 2021, destinano in media oltre il 3% del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) alla spesa per la difesa.
Le riforme strutturali della transizione post‑sovietica
Tutti e tre questi Paesi hanno intrapreso riforme radicali, in un arco di tempo limitato, per la transizione verso l’economia di mercato. Queste riforme hanno coinvolto settori cruciali, dal sistema educativo alla gestione pubblica, fino alla riconversione del loro apparato industriale e del personale, precedentemente formati secondo le regole del collettivismo.
La loro strategia è stata quella di compiere un “grande salto” adottando sistemi di gestione più agili, avanzati ed economici. Tale scelta si è basata anche su solide competenze tecniche pregresse (in discipline come la matematica e la cibernetica) e sull’orientamento verso l’innovazione digitale a tutti i livelli. Questo approccio è testimoniato dall’elevato numero di “start-up” di successo, specialmente se rapportato alla loro limitata popolazione.
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