Tra il 1980 ed il 2010 l’Oman ha vissuto una delle più radicali trasformazioni socio-economiche al mondo sotto la guida di Sultan Qaboos Bin Said.
Nel 2010 il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) ha definito l’Oman come lo Stato che ha registrato il maggior successo socio-economico globale nei precedenti 40 anni, passando da un’economia feudale a uno stato moderno con un reddito medio-alto (attualmente 21.000 $ reddito medio pro-capite) e un Pil stimato dalla Banca Mondiale nel 2025 a 110 miliardi di dollari, rispetto a quello di 7 miliardi di dollari del 1980.
La crescita economica
La traiettoria di crescita economica del Paese continua a ritmi mediamente costanti, anche se non a tassi di crescita a doppia cifra come nel ventennio precedente e gli indicatori economici rimangono solidi: secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), le previsioni sono per una crescita del Pil al 3,7% nell’anno in corso (tutti gli altri stati del GCC a causa del conflitto hanno il Pil in calo dal 3 al 15%), il surplus del Bilancio è al 4,5% e il debito pubblico al 30% del Pil. Lo scorso 26 settembre l’agenzia di rating Standard & Poor ha classificato l’Oman al grado BBB con Outlook stabile, simile a quello assegnato a paesi come India, Indonesia e Messico, in virtù della sua politica di bilancio equilibrata e dei suoi positivi fondamentali economici.
Membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio dal 2000, l’Oman intrattiene relazioni diplomatiche e rapporti commerciali con un numero sempre piu crescente di Paesi, come testimoniato dagli Accordi contro le doppie imposizioni stipulati con 40 Stati, tra cui l’Italia. In qualita di Stato membro e cofondatore del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) — insieme ad Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar —, adotta la tariffa doganale esterna comune del 5% sui beni importati, con specifiche esenzioni destinate ad alcuni prodotti alimentari, farmaceutici ed eventuali ulteriori beni definiti strategici. Tali Paesi ne costituiscono i principali partner commerciali, affiancati dai mercati asiatici, in primo luogo India, Pakistan e Cina, nonché dall’Iran, nei cui confronti non ha mai adottato sanzioni commerciali, in coerenza con la propria consolidata politica estera di neutralita.
I rapporti con il Regno Unito
Mantiene storicamente una stretta relazione con il Regno Unito, come dimostrano i legami con molte istituzioni britanniche, a partire dalle Università e con le grandi aziende nel settore petrolifero, del gas e in quello delle telecomunicazioni, come dimostra la posizione del Regno Unito di 1° investitore nel Paese, seguito dagli Stati Uniti, con i quali è in vigore un Accordo di Libero Scambio. I prodotti omaniti sono comunque soggetti a un dazio del 10% al loro ingresso negli USA, tariffa comunque minore a quella applicata a molti paesi asiatici e dell’area mediorientale. Negli anni si sono intensificati i rapporti con la Cina, primo destinataria dell’export petrolifero omanita e coinvolta anche nei grandi progetti per l’esportazione di gas naturale e idrogeno, mentre sono tradizionalmente intensi quelli con l’India e si vanno intensificando quelli con la Corea del Sud e Singapore.
Secondo i dati dell’ufficio di Statistica Omanita relativi ai primi 5 mesi dell’anno in corso, le esportazioni sono ammontate a 24, 8 mld di euro, incrementando il valore del 10%, mentre le importazioni hanno avuto un andamento stabile per un valore di 16,5 mld di euro, aumentando il surplus di bilancia commerciale del 7% rispetto all’analogo periodo del 2025. Questi risultati sono stati possibili grazie all’aumento delle entrate energetiche (petrolio e gas naturale) che hanno migliorato sia il loro livello di estrazione sia i prezzi sui mercati internazionali. In crescita anche l’export del settore “ non oil”, in particolare metalli e derivati dalla plastica.
Commercio estero e relazioni con l’Italia
Il commercio con l’estero è fondamentale nell’economia omanita con un rapporto totale tra interscambio e PIL che supera il 110%. Come abbiamo visto, il valore delle esportazioni di petrolio e gas è legato al livello dei prezzi internazionali di queste materie prime, calato nel 2024 e parzialmente nel 2025, prima del sensibile incremento degli ultimi mesi, avendo un effetto positivo sulle entrate omanite, che ha anche aumentato i livelli di estrazione per affrontare l’aumentata richiesta dei mercati a causa della diminuzione delle disponibilità di greggio dovute al blocco di Hormuz.
Oman, interscambio mondiale
| Flusso omanita | Valore | Principali prodotti | Principali partner |
| Esportazioni | 55,2 | Petrolio greggio Gas naturale Prodotti della metallurgia |
Emirati Arabi Uniti Arabia Saudita Cina India USA |
| Importazioni | 44,5 | Macchinari Autoveicoli Cellulari e computer Cereali e prodotti alimentari |
Emirati Arabi Uniti Cina Kuwait India |
Fonte: UN Comtrade. Unità dichiarata nell’originale: miliardi di dollari USA.
In sensibile crescita anche il traffico nei porti di Salalah (da 2,05 a 2,33 milioni di merci movimentati nei primi sei mesi 2026) e Sohar (mediamente in crescita del 40%) e, conseguentemente, delle ri -esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti, e gli altri stati del Golfo (Iran compreso), conseguenza tangibile del ruolo commerciale di crescente importanza che il Sultanato sta assumendo anche grazie al grado di efficienza della sua struttura logistica portuale e dei suoi collegamenti stradali con gli Emirati e l’Arabia Saudita. È proprio la costante espansione del ruolo commerciale del Sultanato – favorita dall’elevata efficienza della sua rete logistica portuale e dalle connessioni stradali con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – a determinare un incremento concreto del traffico di ri-esportazione verso l’intera area del Golfo, compreso l’Iran. In questo scenario si inserisce anche la realizzazione della nuova tratta ferroviaria di circa 350 km destinata a collegare il porto di Sohar con Abu Dhabi, sviluppata attraverso la collaborazione tra Oman Rail e la società emiratina Etihad Rail. Inoltre, il rilievo strategico del sistema portuale omanita situato sull’Oceano Indiano continua ad attirare una marcata attenzione da parte di potenze internazionali quali Regno Unito e Stati Uniti. In fase di completamento anche una nuova linea ferroviaria tra il porto di Sohar e Abu Dhabi (350 km circa), frutto di una joint venture tra Oman Rail e l’emiratina Etihad Rail.
Notevole l’interesse del Regno Unito e degli USA verso tutte le infrastrutture portuali omanite sull’Oceano Indiano, in particolare Duqm e Salalah, quest’ultimo utilizzato frequentemente anche da navi della Marina Militare cinese che vi sostano sulla rotta per Gibuti dove hanno una base militare permanente. Anche se il traffico nello stretto di Hormuz dovesse riprendere a breve si moltiplicheranno gli investimenti in infrastrutture (oleodotti, strade, ferrovie) che permetteranno agli altri stati della Penisola arabica di bypassare questo “collo di bottiglia” e questo aumenterà ulteriormente il ruolo dell’Oman e dei suoi porti come “hub” logistico per l’intera regione.
Italia-Oman, interscambio 2025
| Flusso italiano | Milioni di euro | Principali prodotti |
| Export verso Oman | 447,3 | Macchinari Autoveicoli e parti Prodotti della metallurgia |
| Import da Oman | 248,7 | Petrolio greggio Acciaio e prodotti della metallurgia |
Fonte: MAECI. Valori in milioni di euro; flussi riferiti all’Italia.
Come si evince dalla tabella sopra riportata, il livello delle relazioni commerciali con l’Italia, pur in crescita nell’ultimo quinquennio, rimangono lontane dal livello di scambi che l’Oman ha con i paesi del GCC, la Cina e l’India, anche se limitatamente ai paesi UE l’Italia è alle spalle soltanto della Germania, collocandosi al 12° posto fra i fornitori del Sultanato.
La presenza delle aziende italiane è comunque qualitativamente significativa, con la presenza di Eni, Saipem (raffineria di Duqm), Maire Tecnimont (che si è aggiudicata importanti progetti nel settore petrolchimico), Webuild per le infrastrutture e Italimpianti, attiva nella dissalazione, solo per menzionarne alcune.
Da segnalare la visita in Oman del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo scorso 14 gennaio nel corso della quale ha incontrato il Sultano Haitham Bin Tarek, concordando un’accelerazione nei rapporti economici, nella cooperazione, nella sicurezza e in campo culturale in considerazione dell’attenzione che l’Oman ha verso la conservazione del suo patrimonio culturale e della presenza di 10 missioni archeologiche italiane nel Paese.
In seguito alla visita del Presidente del Consiglio si sono intensificate le iniziative finalizzate a incrementare le relazioni commerciali, a partire da quella dell’associazione confindustriale del settore elettrico ed elettronico, ANIE, che ha accompagnato 12 aziende a incontrare operatori e istituzioni per creare sbocchi nel settore delle infrastrutture e delle telecomunicazioni. Inoltre, è prevista per il prossimo mese una missione di operatori omaniti della filiera della plastica per illustrare alle aziende italiane le opportunità presenti in questo settore, grazie anche agli incentivi messi a disposizione per gli investitori stranieri.
In generale la crescita economica del Sultanato offre interessanti opportunità anche per le aziende italiane, soprattutto nei settori oggetto della diversificazione economica prevista nell’ambito di Vision 2040: agricoltura, logistica, industria della plastica, tecnologie verdi (in particolare l’idrogeno). Interessanti anche le opportunità offerte dai programmi di continuo miglioramento delle infrastrutture stradali, ferroviarie e delle telecomunicazioni.
L’Ambasciata d’Italia a Muscat e il “desk” Ice per l’Oman, dipendente dall’ufficio di Dubai, ma collocato presso l’Ufficio Commerciale dell’Ambasciata, sono a disposizione per offrire assistenza alle aziende interessate al mercato omanita.
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