Export 2026, l’anno delle grandi opportunità

Il 2026 si apre come uno degli anni più promettenti per il supporto pubblico all’internazionalizzazione del Made in Italy. Tra l’entrata in vigore del Codice degli Incentivi alle Imprese, il rilancio degli strumenti SACE–SIMEST e la piena operatività dei programmi europei, il sistema di sostegno pubblico all’export diventa più semplice, più coordinato e più ricco di risorse. Per molte PMI, spesso frenate da burocrazia e frammentazione normativa, potrebbe essere il momento di trasformare l’export da attività episodica a pilastro strategico.

Un sistema di incentivi più semplice (finalmente)

Dal 1° gennaio 2026 il nuovo Codice degli Incentivi ridisegna l’architettura delle agevolazioni pubbliche. L’obiettivo è ambizioso: mettere ordine in un panorama dispersivo, standardizzare i criteri e ridurre i tempi di istruttoria.

Per le imprese significa tre cambiamenti concreti:

  • bandi più chiari, con criteri uniformi;
  • portali unificati, che eliminano la “caccia al bando”;
  • valutazioni più rapide, grazie a modelli comuni.

 

Un intervento che potrebbe incidere soprattutto sulle PMI che negli anni hanno rinunciato agli incentivi per la complessità delle procedure.

SACE e SIMEST: il motore finanziario dell’internazionalizzazione

Il governo conferma il ruolo centrale di SACE, che nel 2026 rafforza garanzie e coperture assicurative per operazioni orientate ai mercati esteri. Le imprese potranno contare su:

  • garanzie su finanziamenti bancari per investimenti e capitale circolante;
  • coperture contro rischi politici e commerciali nei mercati extra-UE;
  • strumenti dedicati ai progetti strategici, in particolare nei settori energia, infrastrutture e manifattura avanzata.

 

Accanto a SACE, SIMEST rilancia il Fondo 394, con risorse destinate a fiere internazionali, e-commerce, studi di fattibilità e programmi di inserimento nei mercati esteri. Le linee restano quelle consolidate, ma con processi più snelli e criteri più trasparenti.

Le opportunità europee: un ventaglio più ampio di quanto pensi

Nonostante la percezione di complessità, i programmi europei continuano a rappresentare un canale fondamentale per l’internazionalizzazione. Nel 2026 saranno pienamente operativi:

  • Single Market Programme per PMI e internazionalizzazione;
  • Horizon Europe per progetti innovativi con partner internazionali;
  • InvestEU, che fornisce garanzie e strumenti finanziari tramite intermediari nazionali;
  • FESR regionali, con bandi specifici per l’export gestiti dalle Regioni.


Per le imprese dell’agroalimentare, della tecnologia 4.0 e della transizione verde, la combinazione tra fondi nazionali e fondi UE può diventare un moltiplicatore di competitività.

Tabella di sintesi – Le principali opportunità per l’export nel 2026
Strumento Tipologia A chi si rivolge Opportunità principali
Codice degli Incentivi Quadro normativo Tutte le imprese Bandi uniformi, portali unificati, istruttorie più rapide
SACE Garanzie e assicurazioni PMI e grandi imprese Garanzie su finanziamenti, coperture rischi, supporto a progetti strategici
SIMEST – Fondo 394 Finanziamenti agevolati PMI Fiere, e-commerce, studi di fattibilità, inserimento nei mercati esteri
ZES Unica Agevolazioni fiscali Imprese del Sud Crediti d’imposta e semplificazioni logistiche per attività export
Industria 4.0 Incentivi agli investimenti Manifattura e servizi Modernizzazione produttiva, cumulabile con misure export
Programmi UE (SMP, Horizon, InvestEU) Sovvenzioni e garanzie PMI e imprese innovative Progetti internazionali, innovazione, partnership estere
FESR regionali Bandi territoriali PMI Voucher export, fiere, consulenze, digitalizzazione
Dove si concentreranno le opportunità

Tre aree appaiono particolarmente promettenti:

  • Agroalimentare: trainato dalla domanda internazionale di prodotti premium e sostenibili.
  • Tecnologie 4.0: incentivi cumulabili e forte domanda globale.
  • Green & energy: filiere dell’acciaio verde, energie rinnovabili e progetti connessi al Piano Mattei.
Una sfida culturale prima che finanziaria

Le risorse non mancano. La vera partita si gioca sulla capacità delle imprese italiane di strutturare piani export credibili, con obiettivi misurabili, budget realistici e una visione di medio periodo. Il 2026 non sarà solo un anno di incentivi, ma un test sulla maturità strategica del sistema produttivo italiano. Chi saprà cogliere l’occasione potrà giocare una partita diversa sui mercati globali.

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