Nell’ultimo quinquennio, la congiuntura economica dell’Egitto è stata caratterizzata da una notevole volatilità e da sfide strutturali, acuite da una serie di shock esterni. Il settore turistico, che storicamente contribuisce per circa il 10% al Prodotto Interno Lordo (PIL) e rappresenta una cruciale fonte di valuta estera, è stato duramente colpito. In particolare, l’epidemia di Covid-19 ha causato un drastico calo degli arrivi e delle entrate turistiche nel biennio 2020-2022, con conseguenze significative sull’occupazione e sul bilancio dei pagamenti.
A complicare ulteriormente il quadro è sopraggiunta la guerra in Ucraina. L’Egitto è uno dei maggiori importatori mondiali di cereali, in particolare grano, gran parte del quale proveniva dalla regione del Mar Nero. Il conflitto ha perturbato gravemente le catene di approvvigionamento globali, provocando una carenza delle forniture e un conseguente aumento vertiginoso dei costi delle importazioni di grano e cereali. Questo shock sui prezzi delle commodities alimentari ha avuto un impatto diretto sull’inflazione interna, già sotto pressione.
I conflitti e il traffico marittimo
Più recentemente, a partire dal 7 ottobre 2023, la crisi di Gaza ha innescato un rallentamento generalizzato di numerosi indicatori economici e finanziari. La destabilizzazione regionale ha costretto il governo egiziano ad aumentare la spesa per la difesa nazionale, esercitando ulteriore pressione sulle finanze pubbliche. In modo indiretto, ma non meno significativo, gli attacchi sferrati dallo Yemen contro il traffico mercantile nello stretto di Bab El Mandab hanno causato una drastica riduzione del volume di navigazione attraverso il Canale di Suez. I pedaggi riscossi dal Canale sono una risorsa fondamentale di valuta estera per il Paese, che prima della crisi di Gaza generava circa 9 miliardi di dollari all’anno. La diminuzione del traffico marittimo rappresenta un grave colpo a queste entrate vitali.
Questa riduzione è dovuta agli attacchi yemeniti contro le navi mercantili nello stretto di Bab El Mandab. I pedaggi del Canale di Suez sono una fonte cruciale di valuta estera per l’Egitto, con entrate che si attestavano a circa 9 miliardi di dollari all’anno prima della crisi.
Il ruolo fondamentale del Nilo
A livello interno, l’Egitto è alle prese con rilevanti sfide regionali e dinamiche interne. La guerra civile in Sudan ha generato un massiccio afflusso di decine di migliaia di profughi sudanesi, mettendo a dura prova le capacità logistiche e sociali di accoglienza del Paese. Inoltre, la sicurezza idrica resta un punto critico a causa della complessa questione del Nilo. L’Etiopia ha recentemente completato la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) sul Nilo Azzurro, un progetto che raddoppia la sua capacità energetica. Tuttavia, sussiste la seria preoccupazione che il riempimento e la successiva gestione della diga possano ridurre significativamente la portata d’acqua a valle, con un impatto diretto sulla sicurezza idrica di Sudan ed Egitto e alimentando di conseguenza persistenti tensioni diplomatiche.
L’intervento degli EAU
All’inizio del 2024, la crisi economica aveva raggiunto livelli allarmanti. Tuttavia, un investimento di 22 miliardi di dollari dagli Emirati Arabi Uniti per un mega complesso turistico sulla costa mediterranea (200 km a ovest di Alessandria) ha evitato il default. Inoltre, il prestito di 8 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), subordinato a riforme e da erogare in sei rate, ha rassicurato i mercati finanziari. Questi interventi hanno stabilizzato la valuta egiziana, che si era pesantemente svalutata nei due anni precedenti. Anche l’Unione Europea ha contribuito con un prestito di 1 miliardo di Euro e ha rafforzato la collaborazione con le istituzioni egiziane per potenziare i legami economici e commerciali, come confermato dall’Alto Rappresentante della Politica Estera, Kaja Kalla, durante la sua visita al Cairo l’8 gennaio scorso.
Il prestito del FMI
In virtù del prestito erogato dal Fondo Monetario Internazionale, le autorità egiziane si sono impegnate a procedere al taglio dei sussidi su carburanti, elettricità e generi alimentari, i quali gravano significativamente sul bilancio pubblico, pur rappresentando un presidio per milioni di cittadini contro il rischio di cadere in povertà assoluta. Un ulteriore impegno assunto concerne l’attuazione di una serie di riforme volte a razionalizzare il processo decisionale, in particolare per quanto attiene a gare e appalti, e a dare corso a un programma di privatizzazioni in numerosi settori economici di proprietà statale, con particolare riferimento a quelli controllati dalle Forze Armate, che esercitano la loro influenza in ambiti non strettamente pertinenti alla difesa e alla sicurezza, come l’edilizia, l’industria manifatturiera e l’energia. A ciò si aggiunge l’impegno a introdurre politiche economiche e monetarie finalizzate alla riduzione dell’inflazione.
PIL in crescita
Il rilascio della quinta e sesta tranche del FMI (circa 1,3 miliardi di dollari) a dicembre conferma il rispetto degli impegni assunti dall’Egitto. Tuttavia, il FMI ha sottolineato la necessità di un’accelerazione nel processo di privatizzazione per correggere le distorsioni di mercato. Ha inoltre sollecitato una migliore gestione delle politiche di bilancio per contrastare l’ulteriore svalutazione della valuta (attualmente 1 Euro = 54 Lire egiziane) e gli squilibri macroeconomici ricorrenti. L’economia egiziana, pur potendo contare su un settore manifatturiero diversificato e una significativa capacità di implementare progetti infrastrutturali, è frenata da un’eccessiva burocrazia e dalla necessità di fornire sussidi indiretti a una parte della popolazione esclusa dalla crescita del reddito.
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