Il 2026 non si presenta come un anno di crescita lineare per l’export italiano.
Si presenta come un anno di complessità, caratterizzata da rischi strutturali, nuovi equilibri, una complessità che esige rigore e non improvvisazione
Non verranno premiate le aziende più coraggiose, né quelle più aggressive sul prezzo.
Verranno premiate quelle strutturate, capaci di leggere il contesto e comprendere i mercati.
Il commercio internazionale non è fermo.
È instabile, frammentato, condizionato da fattori geopolitici, finanziari, logistici e normativi che si intrecciano tra loro. E ignorarli non li rende meno rilevanti.
Un mondo meno globale e più selettivo
Negli ultimi vent’anni l’export italiano ha beneficiato di un sistema globale relativamente aperto, prevedibile, basato su filiere lunghe ma stabili.
Quel sistema non esiste più.
Nel 2026 il commercio internazionale sarà caratterizzato da:
- regionalizzazione delle filiere
- accordi bilaterali più che multilaterali
- maggiore intervento degli Stati
- ritorno di barriere indirette (regole, standard, certificazioni, controlli)
La globalizzazione non è finita. È diventata asimmetrica.
La mappa dei rischi e delle tensioni
L’Europa resta un mercato fondamentale per l’export italiano, ma:
- cresce lentamente
- è iper-regolata
- sempre più sensibile a compliance, ESG, tracciabilità
Qui il rischio non è geopolitico, ma di modello e di governance: chi non è organizzato viene espulso dal contesto competitivo.
Il Medio Oriente non è un blocco unico. Accanto ad aree ad alta instabilità convivono mercati che continuano ad attrarre investimenti, know-how e prodotti premium. Il rischio non è l’area in sé, ma l’approccio delle imprese: trattare mercati profondamente diversi come un unico blocco e confondere opportunità selettive con espansione indiscriminata è ciò che trasforma un mercato con grandi opportunità in un’area ad alto rischio.
L’Africa: Il continente africano, ricco di materie prime e di forza lavoro ma anche di contraddizioni e conflitti, va comunque studiato con attenzione, prendendo atto dei numerosi incentivi governativi, previsti nell’ambito del “Piano Mattei”, che ha iniziato ad implementare alcuni dei progetti previsti in alcuni Paesi: Algeria, Tunisia, Kenya, Mozambico…
L’Asia resta centrale, ma meno accessibile:
- più protezionismo
- più competizione locale
- maggiore attenzione al controllo delle filiere
L’Asia rimane una macroarea di opportunità interessanti solo per quelle aziende che hanno un chiaro progetto industriale
Il Nord America è un mercato maturo, altamente selettivo e fortemente regolato. Il valore del Made in Italy è riconosciuto, ma non è sufficiente: contano la capacità di garantire continuità operativa, conformità normativa, affidabilità finanziaria e presidio commerciale stabile.
Il Sud America merita la massima attenzione perché vi esistono grandi potenzialità per incrementare l’interscambio. Ma sussistendo ancora profonde problematiche e divergenze tra i paesi europei, l’Unione Europea, dopo decenni di negoziati, dovrà prendere una decisione finale sull’accordo con il Mercosur.
I rischi per le aziende italiane
Il rischio principale per l’export italiano nel 2026 non è il mondo. È l’azienda che
- ha una governance poco chiara
- non ha dati strutturati
- fa confusione tra marketing e strategia
- non ha una visione finanziaria
- affida l’export all’intuizione
Il mercato non penalizza l’errore. Penalizza l’improvvisazione reiterata.
Negli anni scorsi si è diffusa una retorica pericolosa: bisogna osare, buttarsi, provare.
Nel 2026 questa narrazione diventa un boomerang. I mercati non premiano chi rischia di più. Premiano chi riduce i rischi in modo intelligente. Selezionano chi ha metodo, non chi improvvisa.
Il coraggio senza struttura non è audacia. È alto rischio d’impresa.
Esportare oggi significa:
- leggere i contesti prima dei numeri
- valutare i mercati prima dei clienti
- preparare l’azienda prima del prodotto
Il tempo delle scorciatoie è finito. Il 2026 non perdona l’assenza di metodo.
In questo contesto così complesso, l’export italiano non è in crisi, è entrato in una fase adulta. Chi saprà affrontarla con lucidità continuerà a crescere. Chi continuerà a muoversi a sensazione verrà escluso lentamente, senza rumore. I mercati globali non fanno sconti. Fanno selezione.

