Speciale FTZ USA: il cuore logistico e industriale del Sud America

Le tensioni geopolitiche, il ritorno del protezionismo e la frammentazione delle catene globali del valore stanno obbligando le imprese a ripensare dove e come produrre, stoccare e distribuire. In questo contesto, gli Stati Uniti non sono soltanto un mercato di sbocco, ma un sistema industriale e logistico complesso, che utilizza strumenti normativi e territoriali per attrarre investimenti, trattenere produzione e governare i flussi internazionali. Tra questi strumenti, le Foreign-Trade Zones degli Stati Uniti (FTZ) sono aree progettate per attrarre e mantenere investimenti e posti di lavoro negli Stati Uniti riducendo i costi operativi. Sono infrastrutture essenziali per le catene di approvvigionamento globali e un fattore chiave da considerare per qualsiasi azienda coinvolta nell’importazione, esportazione o produzione con componenti globali.
Una FTZ è un’area sicura e designata all’interno degli Stati Uniti (spesso in corrispondenza o vicino a un punto di ingresso, un aeroporto o un polo industriale), che è legalmente considerata al di fuori del territorio doganale statunitense a fini tariffari. Le aziende all’interno della zona possono importare, stoccare, produrre e riesportare merci con vantaggi doganali significativi.

La legislazione 

Il quadro normativo statunitense che regola le FTZ si basa sulla legge FTZ Act del 1934,  e da regolamenti specifici – 15 CFR e 19 CFR – emanati dal Foreign-Trade Zones Board e dalla Dogana (CBP), delegati alla gestione delle attività e dei benefici di queste aree:

  • U.S. Foreign-Trade Zones Board (ospitato all’interno del Dipartimento del Commercio USA) concede l’autorizzazione per le FTZ.
  • U.S. Customs and Border Protection (CBP) è responsabile dell’applicazione normativa e della regolamentazione quotidiana all’interno delle free zone.
  • Organizzazioni locali (come un porto o un’agenzia per lo sviluppo economico) gestiscono le zone.

Per maggiori informazioni si puo’ consultare il sito ufficiale dello U.S. Foreign-Trade Zones Board: Foreign-Trade Zones Board

Come operano le FTZ
Le Zone Franche (FTZ) negli Stati Uniti stanno assumendo un ruolo sempre più significativo, specialmente per le aziende che operano con catene di approvvigionamento globali. Sebbene siano orientate prevalentemente alla produzione e alla logistica piuttosto che al commercio al dettaglio esente da dazi, si rivelano particolarmente vantaggiose per i grandi rivenditori online. Questi ultimi, infatti, le utilizzano per una gestione più efficiente del proprio inventario internazionale.
Esistono due categorie principali di FTZ:

  • Zona a Scopo Generale (General-Purpose Zone – GPZ): generalmente un’area industriale o una struttura condivisa, spesso gestita da un’entità pubblica (come un’autorità portuale). Offre a più aziende la possibilità di effettuare stoccaggio, distribuzione e lavorazioni leggere.
  • Sottozona (Subzone – SZ): di solito coincide con la struttura di una singola azienda, creata per uno scopo specifico, sovente la produzione (ad esempio, un impianto automobilistico, una raffineria o un’azienda farmaceutica). Le Sottozone sono istituite quando le operazioni di un’azienda non possono essere fisicamente collocate in una GPZ. Esempi tipici di Sottozone includono stabilimenti di produttori automobilistici (come Tesla, BMW, Toyota), raffinerie di petrolio e aziende di produzione elettronica.

Attualmente, il sistema conta oltre 230 FTZ e circa 400 sottozone attive, distribuite in tutti i 50 stati e a Porto Rico.

Vantaggi e facilitazioni

  • Dazi doganali differiti: non si pagano dazi o tariffe sulle merci importate finché non escono dalla FTZ ed entrano nel mercato USA. Se vengono ri-esportate, non si pagano mai dazi USA.
  • Sgravio della tariffa invertita (Inverted Tariff Relief): i produttori possono importare componenti alla tariffa doganale più bassa del prodotto finito (se è inferiore), invece di pagare la tariffa più alta sui singoli componenti. Questo è un grande incentivo per la produzione.
  • Eliminazione dei dazi per l’esportazione: le merci esportate dalla FTZ bypassano completamente i dazi USA.
  • Logistica semplificata: documentazione ridotta, procedure doganali più veloci (dichiarazioni settimanali invece che per ogni spedizione) e controllo efficiente dell’inventario.
  • Riduzione dei dazi su scarti/rifiuti: i dazi non si pagano sugli articoli difettosi o sugli scarti generati durante la produzione.
  • Miglioramento del cash flow (flusso di cassa): il differimento dei dazi funziona come un prestito a tasso zero.


Ecco un esempio di utilizzo di una FTZ nel settore automotive.

Un produttore statunitense di automobili importa motori, cambi e acciaio. All’interno della FTZ, assembla questi componenti in automobili finite. Se l’aliquota daziaria su un’automobile completa è inferiore a quella su un motore e parti, l’azienda beneficia dello sgravio della tariffa invertita. Per ogni auto spedita a un concessionario negli USA, l’azienda paga il dazio minore in quel momento. Per ogni auto esportata, l’azienda paga zero dazi di importazione USA.

Prima parte


Contenuti protetti da copyright©. È vietata la riproduzione, anche parziale, del testo con qualsiasi mezzo, senza autorizzazione.

Articoli Correlati