L’analisi degli indicatori macroeconomici del continente africano evidenzia un tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo stimato al 3,9% per il 2025, un valore superiore alla media globale e che conferma un trend costante oltre il 2% nell’ultimo ventennio. Tale dinamica, unitamente a una rilevante espansione demografica e a un ingente patrimonio di risorse naturali e minerarie, delinea una prospettiva di sviluppo per le 54 nazioni del Continente, configurando al contempo un mercato strategico per i partner internazionali. Questi ultimi, grazie a un consolidato know-how e a una diffusa cultura d’impresa, possono favorire il trasferimento tecnologico necessario per valorizzare pienamente tale potenziale. L’obiettivo è supportare il superamento delle complessità strutturali volte a garantire standard di benessere adeguati a una popolazione che oggi conta 1,5 miliardi di individui (il 17% del totale mondiale), con un’età media di 20 anni. In base alle proiezioni demografiche dell’UNICEF al 2050, si prevede che la popolazione africana raggiungerà i 2,5 miliardi di persone, rappresentando circa un quarto della popolazione globale.
Squilibri, carenze e bisogni
In questo scenario, si osserva una progressiva intensificazione dei fabbisogni inerenti a istruzione, sanità, comparto produttivo agricolo e industriale, nonché infrastrutture (reti viarie, ferroviarie, interconnessioni elettriche e digitali ed edilizia residenziale). Queste necessità evolvono con ritmi esponenziali; tuttavia, le nazioni del Continente — con particolare riferimento all’area subsahariana — pur a fronte di un trend di crescita positivo, non dispongono attualmente di risorse finanziarie sufficienti né di un adeguato sviluppo del capitale umano per farvi fronte. Risulta pertanto imprescindibile accelerare la crescita economica attraverso una gestione razionale delle vaste risorse naturali e minerarie disponibili. Allo stato attuale, tali ricchezze vengono prevalentemente esportate senza alcuna trasformazione a valore aggiunto, alimentando disparità sociali a beneficio di segmenti ristretti della popolazione.
Le sfide che l’Africa è chiamata ad affrontare sono di vasta portata, pur in presenza di marcate eterogeneità nei livelli di sviluppo economico tra i diversi Stati. Tali criticità rappresentano, al contempo, opportunità strategiche fondamentali per scongiurare che l’elevato potenziale inespresso si tramuti in un elemento di instabilità, con ripercussioni dirette sui Paesi europei in virtù dei legami storici e della prossimità geografica. Negli ultimi decenni, il ruolo dell’Europa ha subito un ridimensionamento, favorendo l’ascesa di nuovi attori privi di trascorsi coloniali, quali Cina e Russia, cui si affiancano Paesi del Golfo, India e Brasile. Tali soggetti considerano il continente africano sia come un bacino prioritario di approvvigionamento per le materie prime sia come un mercato emergente caratterizzato da significative prospettive di espansione.
Le risorse minerarie
Oltre alle cospicue riserve di idrocarburi presenti in nazioni quali Algeria, Libia, Nigeria e Angola, il patrimonio dell’Africa risiede significativamente nelle risorse minerarie. Il continente detiene, infatti, il 55% delle riserve mondiali di cobalto (principalmente nella Repubblica Democratica del Congo e in altri Stati dell’Africa centrale), il 35% di manganese (Sudafrica e Mozambico), il 10% di rame (Repubblica Democratica del Congo) e grafite (Mozambico), il 18% di uranio (Namibia, Niger, Malawi e Sudafrica) e il 60% di terre rare (Sudafrica, Kenya, Burundi e altri Paesi). Per gran parte di tali minerali, la criticità non risiede nell’estrazione, bensì nel processo di raffinazione, comparto dominato dalla Cina grazie a massicci investimenti avviati sin dai primi anni 2000 che le garantiscono il controllo del mercato internazionale. In risposta a tale egemonia, gli Stati Uniti e l’Europa stanno promuovendo lo sviluppo di giacimenti precedentemente non sfruttati, al fine di diversificare strategicamente le proprie fonti di approvvigionamento.
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