I valori assoluti e le quote dell’interscambio mondiale mostrano il ruolo ormai dominante della Cina quale principale produttore ed esportatore mondiale (14,3% del totale), con un surplus record di bilancia commerciale, nel 2025, pari a 1.189 mld $ Usa. Per contro gli Stati Uniti, primo mercato mondiale di importazione (13,1 % del totale) nello stesso periodo registrano un deficit pressoché speculare a quello cinese, pari a 1234 mld di $ nonostante sia il secondo esportatore a livello mondiale.
Insieme, le due superpotenze rappresentano quasi un quarto dell’interscambio globale, controllando il 24,6% delle esportazioni e il 22,8% delle importazioni mondiali. Data la rilevanza strategica di questi flussi, i rapporti economici tra Washington e Pechino richiedono un’analisi approfondita.
Le dinamiche economiche e il grado di apertura di questi mercati, determinati da orientamenti politici e da mutamenti negli equilibri geopolitici, incidono in modo significativo sulla ridefinizione dei flussi commerciali su scala globale. Occorre, inoltre, considerare il rilevante volume dell’interscambio bilaterale il quale, in base ai dati diffusi dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, è passato da 583,5 miliardi di dollari statunitensi nel 2024 a 441 miliardi nel 2025. Questa contrazione si configura quale diretta conseguenza dell’inasprimento dei dazi doganali e dell’adozione di ulteriori misure restrittive da parte americana nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Contestualmente, si è registrato un incremento a due cifre delle importazioni provenienti da Taiwan, Vietnam e Corea del Sud: fenomeno riconducibile sia a possibili pratiche di triangolazione commerciale e transhipment dalla Cina sia alla tempestiva reattività di tali economie nel cogliere le opportunità di mercato emerse.
La leadership della Cina
L’espansione dell’export cinese su scala globale affonda le sue radici nel tempo ed è proseguita in modo costante, prendendo avvio ben prima dell’ingresso del Paese nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel 2001. La crescita si è sviluppata in parallelo con la deindustrializzazione degli Stati Uniti, del Giappone e delle principali economie europee, che ha spinto quelle nazioni a investire ingenti capitali nelle Zone Economiche Speciali cinesi, concepite specificamente per attrarre le multinazionali straniere. La Cina si è così affermata nel ruolo di “fabbrica del mondo”, sostenuta da ritmi di sviluppo economico elevatissimi e da un modello produttivo fortemente orientato alle esportazioni. Questo assetto si è consolidato pur in presenza di una domanda interna strutturalmente debole, per quanto in progressiva espansione, e grazie a un flusso continuo di investimenti esteri a elevato contenuto tecnologico, promossi dalle autorità cinesi attraverso la strategia del “market for technology”. Sotto il profilo geografico, le esportazioni cinesi si concentrano tradizionalmente nei mercati asiatici limitrofi, ma vedono negli Stati Uniti il principale Paese d’approdo: nel 2025 i flussi verso il mercato statunitense hanno raggiunto i 308,6 miliardi di dollari (dati del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti). Tale risultato è stato conseguito a dispetto delle elevate barriere tariffarie e delle misure protezionistiche introdotte dall’amministrazione Trump nell’aprile 2025, successivamente alleggerite a seguito delle restrizioni applicate da Pechino all’esportazione verso gli USA di materiali critici per le filiere industriali americane, circostanza che ha condotto all’avvio di negoziati bilaterali nell’ottobre 2025.
Sebbene il deficit commerciale degli Stati Uniti sia sceso dai 300 miliardi di dollari del 2004 ai 202 miliardi del 2025, il flusso di esportazioni cinesi di materiali strategici destinate all’apparato industriale americano non si è arrestato, interessando in modo primario il comparto ICT (inclusi software, telecomunicazioni e strumentazione da ufficio).
Nonostante le forti tensioni geopolitiche e la pesante struttura daziaria introdotta da Washington nell’aprile scorso — poi ridimensionata a seguito del summit bilaterale tra i due Presidenti tenutosi a ottobre —, gli USA continuano a rappresentare il primo sbocco commerciale per la Cina. Il valore delle esportazioni cinesi verso il mercato statunitense si è attestato a 308,6 miliardi di dollari nel 2025 (in contrazione del 29,9%) e a 156,3 miliardi nei primi sette mesi del 2026 (-19,4%), mantenendo un saldo ampiamente sfavorevole per la bilancia commerciale americana, pari a 91,2 miliardi di dollari.
Il reale effetto dei dazi USA
Nel panorama dei fornitori degli Stati Uniti, la Cina è scesa dal terzo al quarto posto, posizionandosi alle spalle di Messico e Canada (legati agli USA dall’accordo USMCA) e superata da Taiwan. Quest’ultima ha registrato un incremento del 60% nelle esportazioni verso il mercato statunitense, mentre anche Vietnam (+41%) e Corea del Sud (+25,4%) hanno scalato posizioni, diventando rispettivamente il quinto e il sesto fornitore degli USA. Questo riassetto è una diretta conseguenza della riduzione dei flussi commerciali diretti dalla Cina verso gli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda i prodotti elettronici e le macchine per l’informatica. Il consistente aumento delle esportazioni cinesi verso questi paesi intermediari suggerisce il ricorso a triangolazioni commerciali e operazioni di transhipment.
Inoltre, nei primi sette mesi del 2026, il disavanzo commerciale degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan (-127,8 miliardi di dollari) e del Vietnam (-138,8 miliardi di dollari) ha superato nettamente quello accumulato con la Cina (91,2 miliardi di dollari). A livello globale, il saldo commerciale americano evidenzia un deficit di 644,2 miliardi di dollari, mantenendosi su un andamento analogo a quello registrato nel 2025 (pari a 1.234,6 miliardi di dollari).
Sotto un profilo strettamente statistico, insorgono rilevanti perplessità circa l’effettivo impatto dei dazi e delle ulteriori misure protezionistiche adottate nell’aprile 2025. La portata di tali provvedimenti si è progressivamente ridimensionata, in particolar modo a seguito della pronuncia della Corte Suprema dello scorso febbraio.
Interscambio USA-Cina
Per quanto attiene agli Stati Uniti, le esportazioni dirette verso la Cina si attestano a 65,1 miliardi di dollari nei primi sette mesi del 2026, posizionando il Paese al terzo posto tra i mercati di destinazione, preceduto da Messico e Canada e seguito da Giappone e Germania. La principale voce dell’export statunitense verso il territorio cinese è rappresentata dagli aeromobili e dai relativi componenti, unitamente ai prodotti del settore ICT.
Nel corso degli anni, il livello di apertura del mercato cinese ha registrato un ampliamento significativo; tuttavia, permangono barriere tariffarie su numerose categorie di beni di consumo, unitamente a complessi adempimenti non tariffari che ne limitano l’accessibilità. A ciò si aggiungono le distorsioni sistemiche correlate a un assetto economico in larga misura partecipato o finanziato dallo Stato. Per contro, la contrazione della domanda interna rilevata nell’ultimo triennio ha determinato un incremento della dinamicità commerciale della Cina verso i mercati esteri, con particolare riguardo a quelli dell’Unione Europea, anche in risposta alle misure daziarie statunitensi.
Interscambio UE-Cina
Nel 2025, il surplus commerciale della Cina nei confronti dell’Unione Europea ha raggiunto i 358 miliardi di euro, derivante da 571 miliardi di euro di esportazioni e 199 miliardi di euro di importazioni. Secondo i dati Eurostat, l’attivo è cresciuto del 90% nell’ultimo decennio, a fronte di un incremento del 37% delle importazioni provenienti dall’UE. Questo valore supera ampiamente il saldo commerciale con gli Stati Uniti, principalmente a seguito delle vendite di apparati per le telecomunicazioni, macchinari, apparecchiature elettriche e da ufficio.
I dati relativi al primo semestre dell’anno in corso confermano il trend di crescita delle importazioni dalla Cina.
I Paesi Bassi e la Germania si attestano come le principali destinazioni dell’export cinese in Europa, seguite dall’Italia, che nel 2025 ha registrato un aumento dell’import dalla Cina pari al 10,2%, per un valore di 60,6 miliardi di euro (dati ISTAT). Per contro, le esportazioni italiane verso la Cina si sono attestate a 14,3 miliardi di euro, generando un disavanzo di 46,2 miliardi di euro. Tale deficit rappresenta il valore più elevato tra tutti i partner commerciali dell’Italia: è infatti superiore di tre volte e mezzo rispetto a quello registrato con la Germania, che rimane il primario fornitore e cliente del Paese. La Cina si posiziona al decimo posto tra i mercati di destinazione dell’export italiano, mentre è salita al secondo posto tra i paesi fornitori, preceduta soltanto dalla Germania e davanti a Francia, Paesi Bassi e Stati Uniti. Nel primo semestre del 2026, l’interscambio con la Cina mostra un’inversione di tendenza, caratterizzata da un incremento del 19% delle esportazioni italiane e da un contenuto aumento del 3% delle importazioni.
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INTERSCAMBIO MONDIALE DI MERCI |
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| PAESE | EXPORT mld $ | QUOTA % | IMPORT mld $ | QUOTA % |
| Cina | 3.772 | 14,36 | 2.583 | 9,71 |
| Stati Uniti | 2.185 | 8,32 | 3.507 | 13,18 |
| Germania | 1.764 | 6,72 | 1.543 | 5,80 |
| Giappone | 738 | 2,81 | 756 | 2,84 |
| Italia | 726 | 2,77 | 669 | 2,51 |
| Corea del Sud | 709 | 2,70 | 632 | 2,37 |
| Francia | 683 | 2,60 | 786 | 2,96 |
| Messico | 665 | 2,53 | 683 | 2,57 |
| Canada | 555 | 2,11 | 577 | 2,17 |
| Regno Unito | 556 | 2,12 | 949 | 3,57 |
| India | 445 | 1,70 | 753 | 2,83 |
| Resto del mondo | 13.459 | 51,26 | 13.170 | 49,49 |
| MONDO | 26.257 | 100 | 26.608 | 100 |
*nell’elenco non figurano alcuni paesi (Paesi Bassi, EAU, Singapore) le cui statistiche di commercio estero riflettono importanti valori di riesportazione.
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