ICT e terre rare: il dominio cinese sulle filiere del futuro

Le esportazioni cinesi a valore sono ormai guidate da prodotti ad alto contenuto tecnologico, in particolare del settore ICT. I beni tradizionali — come abbigliamento, calzature, elettrodomestici e meccanica di base — continuano tuttavia a registrare rilevanti volumi di vendita all’estero e a coprire la domanda interna. Pur essendo un’economia fortemente energivora, la Cina trae vantaggio dalla partnership strategica con la Russia per la fornitura di petrolio e gas.
Allo stesso tempo, il Paese detiene circa l’80% delle materie prime critiche e delle terre rare (REE – Rare Earth Elements), risorse fondamentali per le filiere dell’elettronica e le relative applicazioni. Questo primato è sostenuto da un’elevata capacità di raffinazione dei 17 elementi chimici che le compongono, il cui output (principalmente magneti con differenti specifiche) rappresenta un componente essenziale per svariati settori industriali: dalla difesa alle telecomunicazioni, fino alla diagnostica e alle tecnologie verdi, la cui adozione è in forte crescita sia nell’Unione Europea sia nei Paesi in via di sviluppo.
Negli Stati Uniti e in Australia si trovano i principali giacimenti di terre rare al di fuori del territorio cinese. Per ridurne il monopolio, importanti gruppi minerari stanno realizzando ingenti investimenti, sostenuti da fondi pubblici, nei siti di Mountain Pass (in California) e Mount Weld (in Australia). Tali risorse sono destinate sia all’estrazione che alle successive fasi di raffinazione, processi altamente complessi dal punto di vista tecnologico e ad elevato impatto idrico e ambientale per l’uso di reagenti chimici inquinanti.

Nel contesto europeo, le iniziative sull’estrazione diretta sono ancora limitate: l’unico sito operativo riguarda il litio — risorsa chiave per la produzione di batterie per veicoli elettrici — e si trova in Finlandia, dove l’avvio della produzione è previsto entro il prossimo anno. Per far fronte a tali carenze, la Commissione Europea ha varato nel maggio 2024 l’European Critical Raw Materials Act. La normativa definisce incentivi e sostanziose risorse finanziarie per le imprese UE impegnate nella ricerca ed estrazione di materie prime critiche, consentendo il sostegno ai progetti anche in Paesi terzi, a condizione che la produzione sia destinata al fabbisogno dell’industria continentale.

 

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