Per comprendere il funzionamento dei sukuk, occorre muovere da un principio fondamentale: essi non sono assimilabili alle obbligazioni convenzionali (bond). Mentre un’obbligazione costituisce un titolo di debito fruttifero di interessi, il sukuk rappresenta un certificato di comproprietà avente a oggetto un bene tangibile, un servizio ovvero un progetto d’investimento.
Di seguito si illustra il funzionamento della fattispecie più diffusa, il Sukuk Ijarah (struttura riconducibile al leasing), analoga a un’operazione di natura immobiliare.
- La nascita del titolo (Asset-Backed): un ente (es. uno Stato o una banca) che ha bisogno di liquidità non emette un prestito, ma vende un bene tangibile (un palazzo, un ponte, o i diritti di utilizzo di una struttura) a una Società Veicolo (SPV) creata appositamente. Questa SPV paga il bene con i soldi raccolti dagli investitori.
- L’investitore diventa proprietario: acquistando il sukuk, l’investitore diventa comproprietario di quel bene fisico (in proporzione alla tua quota). Il capitale non è un prestito allo Stato, ma è investito nell’acquisto di un “mattone”.
- Come vengono pagati i profitti: l’ente che ha venduto il bene lo riprende in affitto (leasing) dalla SPV per utilizzarlo. Paga regolarmente un canone di affitto alla SPV, che a sua volta lo distribuisce agli investitori, come profitto (dividendo). Nota pratica: questo canone può essere indicizzato a un tasso di mercato (es. SOFR), ma tecnicamente non è “interesse sul denaro”, bensì compenso per l’uso del bene e per il rischio di proprietà che si corre.
- La gestione del rischio: se l’edificio viene distrutto da un incendio, la perdita è dell’investitore (in proporzione), perché comproprietario del bene. Per questo la Sharia lo considera etico: il rischio è condiviso e legato a un bene reale.
- Il rimborso finale (Maturity): alla scadenza del sukuk (es. dopo 5 o 10 anni), l’ente si impegna a riacquistare il bene dalla SPV a un prezzo prestabilito (solitamente il valore nominale iniziale). Con quel denaro, la SPV rimborsa il capitale all’investitore investitore.
I principali “modelli” di Sukuk
Oltre all’Ijarah (affitto), esistono altri schemi a seconda del progetto:
- Mudaraba (partnership): i fondi vengono destinati a un progetto imprenditoriale. La ripartizione dei profitti avviene secondo gli accordi pattuiti, mentre le eventuali perdite patrimoniali gravano esclusivamente sugli investitori (il gestore subisce unicamente la perdita della propria prestazione lavorativa).
- Musharaka (joint venture): tutti i soci (enti e investitori) mettono capitale. Profitti e perdite sono ripartiti in proporzione al capitale versato.
- Wakala (agenzia): l’ente emittente agisce come agente e investe i soldi in un portafoglio di asset halal, gestendo il tutto per una commissione.
Una differenza cruciale da tener conto. Nel mercato reale esistono due tipi di sukuk:
- Asset-Based (basato su attività): il rimborso è garantito dall’emittente (come un bond). È più comune ma tecnicamente più discusso.
- Asset-Backed (garantito da attività): il rimborso dipende realmente dalla vendita del bene sottostante. È più puro religiosamente, ma più rischioso per l’investitore.
In sintesi: si compra un pezzo di un bene, si incassa l’affitto che quel bene genera e, alla fine, si rivende il bene. Quindi è un ponte tra il mercato dei capitali e l’economia reale, senza mai far passare il denaro come “merce” che genera altro denaro autonomamente.
I principali soggetti che emettono sukuk si dividono in quattro grandi categorie, con i primi due che dominano il mercato:
- Governi sovrani (oltre il 50%): sono gli emittenti più importanti. In cima alle classifiche per volumi emessi troviamo Arabia Saudita e Malaysia, seguiti da altri paesi del Golfo e dell’Asia.
- Istituzioni finanziarie (circa il 30%): includono le grandi banche islamiche (es. Dubai Islamic Bank, Emirates NBD) e le banche centrali, che usano i sukuk per gestire la liquidità.
- Società corporate (circa il 15%): aziende dei settori energia, telecomunicazioni e real estate. Un esempio recente è Saudi Electricity Company, che nel 2025 ha emesso green sukuk per 2,75 miliardi di dollari.
- Organismi sovranazionali: istituzioni come la Islamic Development Bank (IsDB) emettono sukuk per finanziare progetti di sviluppo nei paesi membri.
I prodotti assicurativi Takaful
Il Takaful è una forma di assicurazione conforme alla legge islamica, spesso chiamata “assicurazione islamica”.
Il suo meccanismo è radicalmente diverso da quello dell’assicurazione tradizionale, poiché si basa sui principi di mutuo soccorso (Ta’awun) e di donazione (Tabarru).
La parola Takaful deriva dalla parola araba Kafala, che significa “garanzia reciproca” o “fideiussione”. I partecipanti si impegnano collettivamente a proteggersi a vicenda in caso di perdite.
Come funziona: i contributi versati dai partecipanti non sono considerati un “premio” pagato per un servizio, bensì una donazione (Tabarru) versata in un fondo comune. Quando un partecipante subisce un danno concordato, il fondo interviene per risarcirlo.
Principi fondamentali
Il Takaful elimina gli elementi proibiti dall’Islam presenti nelle assicurazioni tradizionali, come:
- Riba: interessi/usura
- Gharar: eccessiva incertezza o aleatorietà nei contratti
- Maysir: gioco d’azzardo o speculazione
Esistono due modelli principali di gestione del fondo:
- Modello Mudaraba (condivisione degli utili): la compagnia gestisce il fondo come “imprenditore” e trattiene una percentuale concordata sugli utili degli investimenti.
- Modello Wakala (agenzia): la compagnia agisce come “agente” e riceve una commissione fissa per la gestione, senza trattenere una quota degli utili in eccesso (che invece tornano ai partecipanti).
In sintesi: nel Takaful non si “compra” una copertura assicurativa, ma si contribuisce con una donazione a un fondo collettivo per condividere il rischio con gli altri partecipanti.
Contenuti protetti da copyright©️. È vietata la riproduzione, anche parziale, del testo con qualsiasi mezzo, senza autorizzazione.

