Redditi professionali

Gender gap e gap generazionale

Milano, 27 dicembre 2021 – La libera professione non perde il suo potenziale attrattivo nelle nuove generazioni. Il numero di professionisti appartenenti alle classi previdenziali private, in Italia, è cresciuto di oltre l’1% nell’anno della pandemia, contrariamente a quanto accaduto ai dipendenti e autonomi.

Secondo il Rapporto annuale AdEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati) la maggior parte dei 5mila neoiscritti ha compiuto questa scelta in seguito al percorso di studi universitari affrontato, una minima parte invece si è spostato sulla libera professione causa della cessazione del precedente lavoro, oppure per proseguire l’attività di genitori o per ripiego.

In questo frangente assistiamo a un problema di gap generazionale: nonostante il reddito nominale è aumentato negli ultimi 14 anni del 2,4% e nell’ultimo anno del 3,4%, un under 40 guadagna un terzo del collega over 50.
Oltre a questo è stato portato alla luce anche un gap territoriale, che vede i professionisti del Sud dichiarare un reddito del 48% inferiore rispetto ai colleghi del Nord.

La libera professione è invece un’agevolazione per le donne che tentano di conciliare lavoro e famiglia, che infatti rappresentando il 41% del totale degli iscritti alle casse.

Evento comprensibile in uno scenario in cui il tasso di attività è fermo agli anni ’90, a causa del fenomeno del gender gap che deriva anche da una mancanza di servizi per l’infanzia, che ha visto un peggioramento durante gli anni di pandemia. Nel 2020, 42 mila neogenitori si sono dimessi: nel 77% dei casi si trattava di donne.

Articolo di Beatrice Zamboni

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