La finanza islamica non è più un fenomeno di nicchia, ma un settore in crescita globale, che attrae anche investitori non musulmani per la sua trasparenza. È un sistema finanziario che opera in piena conformità con la Sharia, la legge islamica. Nata in epoca moderna negli anni Settanta, si basa su principi etici e religiosi che la distinguono profondamente dalla finanza convenzionale ed è in forte espansione.
Nel 2025 gli asset globali hanno raggiunto circa 5.200 miliardi di dollari (5,2 trilioni), con una crescita annua del 14,9%. E si prevede il superamento dei 6.000 miliardi di dollari entro fine 2026.
Secondo il London Stock Exchange Group e l’Islamic Development Bank, per l ‘anno 2029 le operazioni potrebbero raggiungere 9.700 miliardi di dollari con un tasso di crescita medio annuo del 10%.
Per dare un’idea, nel 2024 il settore finanziario islamico valeva circa 3.880 miliardi di dollari e aveva questa composizione:
- Islamic banking (72%): il segmento più grande.
- Sukuk (23,3%): il mercato globale ha superato i 1.000 miliardi di dollari in circolazione nel 2025.
- Azioni conformi: universo da 40.000 miliardi di dollari.
- Fondi islamici: valore di 223 miliardi di dollari nel 2025.
- Takaful (assicurazioni): circa l’1,4% del totale.
- Fintech islamico: in rapida crescita, rappresenta il 3% del settore.
Distribuzione geografica
Secondo l’Islamic Finance Development Indicator (IFDI) 2025, che analizza 140 paesi, la classifica è guidata da:
- Malaysia (1°)
- Arabia Saudita (2°)
- Emirati Arabi Uniti (3°)
Altri leader: Indonesia, Pakistan, Kuwait, Bahrain, Iran, Qatar, Turchia e Bangladesh.
In termini di dimensioni del mercato, i tre colossi sono Iran, Arabia Saudita e Malaysia, che insieme detengono 4.300 miliardi di dollari, pari al 72% degli asset globali.
I paesi del Gulf Cooperation Council, composto da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Oman e Qatar contano per il 53,1% del totale, Asia orientale e Pacifico il 21,9%, Medio Oriente e Nord Africa per il 16,9%.
L’Africa è la frontiera in più rapida crescita, con una presenza in 28 paesi dell’Africa subsahariana.
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