Costa Rica, export alla prova degli USA e spazio al Made in Italy

Il totale degli Investimenti Diretti Esteri (IDE) in Costa Rica ha sfiorato i 5,12 miliardi di dollari nel 2025, in leggero aumento (+0,1%) rispetto al 2024. Su 55 nuovi progetti attirati in Costa Rica nel 2025, 30 sono stati di origine statunitense, ma il paese sta cercando di diversificare le fonti, con un aumento dell’IDE svizzero che ha in parte compensato il calo di quello USA. 

Nel 2025, i nuovi capitali (Greenfield) sono stati di 895 milioni, circa il 18% in meno, mentre i reinvestimenti di utili da parte di aziende già insediate hanno raggiunto il record di 4,3 miliardi di dollari.

Un’analisi del terzo trimestre 2025 rivela che la crescita dell’IDE costaricano è stata trainata quindi da un aumento della “deuda neta”, il debito netto (+287%), tra società collegate, più che da un’espansione reale di capitale o utili reinvestiti, a differenza di quanto osservato negli USA nello stesso periodo.

Secondo i dati diffusi nell’aprile 2026, gli USA restano il primo investitore in Costa Rica ma nel 2025 si è registrata una significativa flessione dei flussi. Nonostante il calo, gli USA hanno rappresentato il 51% dell’IDE totale nel 2025. L’investimento USA è stato di 2,6 miliardi di dollari nel 2025, con una flessione del 35% rispetto al 2024. La flessione è attribuita a una maggiore incertezza globale, in gran parte legata alle politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump e alla vulnerabilità del settore dei dispositivi medici (non esentato dai dazi del 10%). Altri paesi investitori, ma con quote minori sono: Olanda, Spagna, Germania e Gran Bretagna. Gli investimenti italiani in Costa Rica mostrano una presenza storica, con un valore dello stock che ha raggiunto i 348 milioni di euro nel 2024.

L’accordo commerciale con gli USA

Il pilastro degli accordi economici tra Costa Rica e Stati Uniti è il CAFTA-DR (Trattato di Libero Scambio tra Stati Uniti, America Centrale e Repubblica Dominicana). Il CAFTA-DR è lo strumento cardine che, nonostante le recenti turbolenze, garantisce un accesso preferenziale e stabile al mercato statunitense.

In vigore per il Costa Rica dal 1° gennaio 2009, questo trattato è molto più di un semplice accordo commerciale: costituisce il principale strumento di politica commerciale del paese, creando un quadro stabile e giuridicamente certo per gli scambi e gli investimenti.

Gli USA sono il principale partner commerciale del Costa Rica e la maggiore fonte di investimenti diretti esteri. Nel 2025, gli USA sono stati la destinazione di quasi il 50% delle esportazioni totali di beni del paese.

Su oltre 1.000 imprese a capitale estero, il 44,6% è di origine statunitense.

Nel 2025, l’amministrazione Trump ha introdotto dazi generalizzati del 10%, poi aumentati al 15% per il Costa Rica a causa del suo surplus commerciale con gli USA.

Questa misura ha rappresentato una sfida per il CAFTA-DR. Tuttavia, nel febbraio 2026, la Corte Suprema degli USA ha dichiarato quei dazi non applicabili. Di conseguenza, le esportazioni costaricane sono tornate a essere regolate dalle condizioni del CAFTA-DR (che prevedono dazi allo 0%). Il governo costaricano non esclude la possibilità di ampliare il trattato o avviarne uno nuovo. Nel frattempo, l’obiettivo è risolvere le criticità sollevate dagli USA su alcune commodities, appalti pubblici e proprietà intellettuale e rafforzare il dialogo bilaterale per un commercio sempre più libero.

Commercio estero

Secondo i dati dell’Istituto di Statistica INEC il Costa Rica ha registrato negli ultimi anni un interscambio commerciale con il resto del mondo in forte crescita. Tra il 2015 e il 2024, il commercio bilaterale è cresciuto a un tasso medio annuo del 7,7%. Lo scorso anno, il commercio bilaterale ha toccato il suo massimo storico, spinto principalmente da un’impennata delle esportazioni costaricane. L’interscambio totale 2025 ha raggiunto i 54 miliardi di dollari (in crescita del +20% rispetto al 2024). Le esportazioni sono ammontate a 26,5 miliardi di dollari rispetto ai 27,4 miliardi di dollari di importazioni.

Il regime delle Zone Franche ha guidato le vendite con 19.2 miliardi di dollari. I principali prodotti esportati sono stati dispositivi e strumenti medici (siringhe, cateteri, protesi), circuiti integrati e ananas fresco, che insieme hanno superato il 50% del valore totale. 

Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga il principale partner commerciale del Costa Rica, seguiti da Paesi dell’America Latina. L’export verso gli USA rappresenta quasi il 50% del totale. Nel 2025 ha raggiunto $13,2 miliardi, con un balzo del +32% rispetto al 2024. Questo ha portato il deficit commerciale a sfavore degli USA a circa $3,7 miliardi, in aumento dell’85%. I dispositivi medici sono stati il principale motore di questa crescita, con un’impennata delle esportazioni verso gli USA di oltre il 162%. Il trend positivo si è interrotto nel 2026. L’export registrato verso gli USA (gen-mag 2026) è ammontato a 4,26 miliardi di dollari, in calo di circa l’1% rispetto al 2025. La causa principale è la flessione delle esportazioni di dispositivi medici, che alcune fonti attribuiscono a un aggiustamento delle scorte e al calo della domanda americana. A questo si aggiunge l’impatto del cambio sfavorevole con l’apprezzamento del colón. Questi dati mostrano un’importante dipendenza commerciale dal mercato USA e una vulnerabilità del settore medicale agli shock esterni. 

Altri paesi destinatari dell’export del Costa Rica sono i Paesi Bassi, che fungono da principale hub logistico di ingresso in Europa (9%) e i paesi dell’area centroamericana (Guatemala 4,5%, Nicaragua 4% e Panamá 3,5%).

I principali paesi da cui il Costa Rica importa merci sono:

  • ​Stati Uniti: 40% (macchinari, prodotti petroliferi raffinati, elettronica, prodotti chimici)  
  • ​Cina: 15% (elettronica di consumo, tessili, macchinari industriali)
  • Messico: 7% (veicoli, prodotti alimentari confezionati, farmaci)  
  • Guatemala: 3,5% (prodotti alimentari, materie plastiche)
  • Giappone: 3% (autoveicoli, macchinari)
  • ​Germania: 2,5% (strumenti di precisione, apparecchiature mediche, prodotti chimici)  
  • Gli altri Paesi dell’Unione Europea (compresa l’Italia) coprono quote marginali comprese tra lo 0,5% e l’1,5% ciascuno
Interscambio con l’Italia

L’interscambio commerciale tra i due paesi è andato costantemente crescendo nell’ultimo quinquennio, raggiungendo i 516 milioni di euro nel 2025. 

Le esportazioni italiane sono ammontate a 240 milioni di euro, registrando una crescita del 13,1% rispetto all’anno precedente. Le importazioni dal Costa Rica si sono invece mantenute stabile con 276 milioni di euro, facendo registrare un aumento più modesto dell’1% rispetto al 2024. La bilancia commerciale è storicamente in passivo per l’Italia a causa delle massicce importazioni di prodotti agricoli costaricani (come banane e caffè). Lo scorso anno ha fatto comunque registrare un netto miglioramento a favore dell’Italia, riducendo il deficit commerciale da 62 milioni di euro del 2024 a soli 36 milioni di euro. Nei primi sei mesi dell’anno in corso l’export italiano è ammontato a 105 milioni di euro a fronte di importazioni pari a 155 milioni di euro.

Circa la composizione merceologica dell’interscambio, lo scorso anno i macchinari hanno rappresentato la principale voce dell’export italiano, con circa il 35% del totale. Mentre la quasi totalità delle importazioni dal Costa Rica consiste in prodotti agricoli (banane, caffè, frutta tropicale).

Aziende italiane presenti in Costa Rica

Il panorama delle imprese a capitale italiano in Costa Rica risulta ampiamente strutturato e diversificato, spaziando dalla ristorazione e dall’importazione enogastronomica fino ai comparti della moda, dell’arredamento e del design. Si rileva inoltre una significativa presenza di aziende locali con partecipazione italiana attive nelle costruzioni, nel movimento terra e nella macchinazione industriale e agricola. Nel complesso, gli investimenti diretti italiani riflettono un percorso di crescita consolidato nel tempo, toccando una consistenza patrimoniale pari a circa 348 milioni di euro nel 2024.

Sul territorio operano primari gruppi industriali e corporate, quali Enel Green Power (energie rinnovabili), Ghella (infrastrutture), Prysmian (cavi), Telespazio (telecomunicazioni), Menarini (farmaceutica), Orsero (ortofrutticolo), Mapei (prodotti per l’edilizia) e Gualapack (packaging).

In un’ottica di espansione futura per il Made in Italy, i comparti che offrono le migliori prospettive strategiche e commerciali comprendono l’agroalimentare, le tecnologie elettromedicali, le energie pulite, il design d’arredo e il turismo ad alto profilo di sostenibilità.

 

 

Contenuti protetti da copyright©️. È vietata la riproduzione, anche parziale, del testo con qualsiasi mezzo, senza autorizzazione.

Articoli Correlati