Il Piano Mattei, intitolato al fondatore dell’Eni Enrico Mattei, il quale promosse una politica di collaborazione paritetica tra le società estrattive e i Paesi produttori di petrolio, rappresenta un’iniziativa politico-economica volta “alla costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del Continente africano, mediante la promozione di uno sviluppo comune, sostenibile e duraturo nella dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza”. Tale finalità è stata sinteticamente esposta nella relazione al Decreto governativo, successivamente approvato dal Parlamento, convertito in Legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 13 gennaio 2024.
Africa, crescita economica e demografica
Sullo sfondo di questa iniziativa si colloca il rinnovato interesse dell’Italia verso un Continente che, nonostante le sue criticità, a volte drammatiche, rappresenta una delle aree con una crescita economica significativa (+ 3,9 % nel 2024; 4,1% nel 2025 e 4,3% nel 2026 secondo la Banca Africana di Sviluppo), caratterizzata da una demografia in notevole espansione (dagli attuali 1,3 miliardi di abitanti a 2,5 nel 2050) e ricchissima di materie prime fondamentali per molti processi industriali avanzati: litio, cobalto, platino, uranio, cromo, ecc., oltre a giacimenti di petrolio e gas. L’Italia si configura, anche in ragione della sua posizione geografica e delle peculiarità del suo tessuto economico, incentrato sulle PMI, quale partner naturale. Ciononostante, tale potenziale appare in larga misura inespresso se si considerano unicamente i valori dell’interscambio con i Paesi del Continente, che si attestano a 67 miliardi di Euro, di cui 45 miliardi di importazione (principalmente petrolio e gas) e 22 di esportazioni. Il dato assume tuttavia una valenza differente se si tiene conto che il nostro Paese si posiziona all’ottavo posto come fornitore e al quarto come acquirente del Continente.
La cabina di regia
Ad oltre due anni dall’inizio della sua effettiva operatività, si stanno definendo le relative modalità operative e il numero e la tipologia delle iniziative concretamente avviate.
L’operatività del Piano è demandata a una “Cabina di Regia”, presieduta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con l’obiettivo di definire e attuare il Piano stesso. La “Cabina di Regia” si riunisce con cadenza trimestrale. È inoltre istituito un Ufficio (“Struttura di Missione”) presso la Presidenza del Consiglio, composto da personale proveniente da vari Ministeri e Organismi pubblici, in primo luogo dal Ministero degli Esteri. Questa struttura ha il compito di supportare la Cabina di Regia e di coordinare, a livello operativo, gli sforzi di tutte le articolazioni dello Stato, sia a livello centrale che territoriale, nonché della società civile (Associazioni imprenditoriali e di categoria, Organizzazioni non Governative – OnG).
I finanziamenti
Le risorse finanziarie assegnate al Piano ammontano a 5,3 miliardi di Euro, di cui 3,2 miliardi a carico dello stanziamento previsto per il Fondo Italiano per il Clima (FIC), destinato al finanziamento di progetti legati alla gestione del cambiamento climatico, e 2,1 miliardi di euro erogati da Cassa Depositi e Prestiti (CdP), il cui portafoglio include anche i Fondi destinati alla Cooperazione allo Sviluppo.
Come da intenzioni programmatiche, ai fondi nazionali si stanno gradualmente aggiungendo cofinanziamenti di Organismi Finanziari Multilaterali, in particolare quelli del programma dell’Unione Europea “Global Gateway Africa – Europe” per il finanziamento del corridoio di Lobito, quelli della Banca Europea degli Investimenti (BEI) e della Banca per la Ricostruzione e Sviluppo (BERS), oltre a quelli della Banca Mondiale. Quest’ultima, attraverso il suo braccio operativo per il settore privato, l’International Finance Corporation, che dispone di un ufficio permanente a Roma, partecipa a una “task force” finalizzata alla valutazione della fattibilità finanziaria di progetti nei Paesi africani. Ciò avviene anche nell’ambito del Programma “Mission 300”, al quale aderisce anche l’Italia, che prevede la cooperazione tra la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo per fornire accesso all’elettricità a 300 milioni di abitanti in Africa entro il 2030.
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