Le prime dieci economie dell’Africa (fonte FMI) sono:
- Sudafrica (65 milioni abitanti)
- Egitto (118 milioni abitanti)
- Nigeria (238 milioni abitanti)
- Algeria (48 milioni abitanti)
- Marocco (39 milioni di abitanti)
- Angola (39 milioni abitanti)
- Kenya (59 milioni abitanti)
- Repubblica Democratica del Congo (110 milioni di abitanti)
- Etiopia (140 milioni abitanti)
- Ghana( 36 milioni di abitanti)
I cinque Paesi africani con la maggior crescita economia (fonte FMI 2025) sono:
- Niger (29 milioni abitanti)
- Senegal (20 milioni di abitanti)
- Repubblica Democratica del Congo (110 milioni di abitanti)
- Ruanda (15 milioni di abitanti)
- Costa d’Avorio (32 milioni di abitanti)
Tuttavia, prescindendo dalle rilevazioni macroeconomiche, l’analisi del Continente risulta complessa a causa delle profonde disparità culturali, religiose e dei differenti stadi di sviluppo economico che caratterizzano le 55 nazioni aderenti. Un elemento di criticità trasversale è rappresentato dall’elevato indice di disuguaglianza sociale, con una media del 60% della popolazione che versa in condizioni di povertà. Sotto il profilo della finanza pubblica, si osserva un consistente livello di indebitamento estero — che in taluni Stati eccede il 100% del PIL — contratto sia verso istituzioni multilaterali, con particolare riferimento al Fondo Monetario Internazionale, sia nei confronti di primari istituti di credito e fondi d’investimento. A ciò si sommano le obbligazioni finanziarie derivanti da accordi bilaterali con i principali attori internazionali attivi nello sfruttamento delle risorse minerarie, quali Cina, Paesi del Golfo e, in fase di crescente espansione, India e Brasile. L’onere derivante dal servizio del debito estero drena annualmente risorse ingenti, limitando drasticamente la capacità di spesa dei governi per il soddisfacimento dei fabbisogni legati ai servizi pubblici e alle infrastrutture. Di conseguenza, la sostenibilità finanziaria per il potenziamento dei servizi sociali e delle reti infrastrutturali permane una delle principali criticità strutturali delle amministrazioni africane.
Le gare d’appalto degli organismi internazionali
Come evidenziato nelle analisi precedenti, le sfide e le opportunità che caratterizzano il continente africano risultano di vasta portata. Esse tuttavia convergono, unitamente a molteplici criticità sistemiche, verso la problematica dell’insufficienza di risorse finanziarie che interessa, sebbene con intensità differenti, tutti i Paesi dell’area. Tale carenza limita sensibilmente la capacità di spesa dei governi per l’erogazione di servizi sociali essenziali, in particolare nei settori dell’istruzione e della sanità, e per la realizzazione di infrastrutture adeguate a favorire la mobilità di persone e merci. Questa situazione di fragilità finanziaria si ripercuote anche sul tessuto imprenditoriale locale, i cui operatori incontrano significative difficoltà nell’ottenere il riconoscimento del merito creditizio da parte di istituti bancari e assicurativi, precludendo così la possibilità di garantire le linee di credito necessarie per i propri fornitori.
Ad attenuare questa spirale negativa concorrono in modo determinante gli Organismi Finanziari Internazionali, i quali operano in virtù di un mandato tecnico conferito da entità sovranazionali quali, a titolo esemplificativo, le Nazioni Unite e le relative Agenzie, l’Unione Europea e l’Unione Africana. Gli stanziamenti di tali Organismi sono finalizzati sia al sostegno dei governi e delle istituzioni dei Paesi a basso e medio reddito, al fine di promuovere uno sviluppo sociale adeguato, sia alla realizzazione di opere infrastrutturali. In tale ambito, i finanziamenti possono riguardare anche singole forniture di prodotti ad alto contenuto tecnologico, di complessa reperibilità in loco, o prestazioni di consulenza tecnica specialistica.
Per l’esecuzione delle infrastrutture o l’acquisizione di beni e servizi specialistici, i suddetti Organismi indicono procedure di gara a evidenza pubblica, aperte alle imprese regolarmente iscritte nei rispettivi Albi Fornitori e in possesso dei requisiti tecnici e organizzativi definiti nei singoli bandi. Le società partecipanti intrattengono rapporti diretti con l’Organismo Internazionale appaltante, dal quale ricevono i relativi pagamenti; tale meccanismo garantisce l’esclusione del rischio di insolvenza e assicura una guida autorevole e affidabile sia nella fase realizzativa del progetto sia nell’iter di consegna delle forniture. Si osserva, infine, come il panorama delle opportunità non sia limitato esclusivamente a progetti di grandi dimensioni, comprendendo anche forniture puntuali accessibili alle piccole e medie imprese.
Finanziamenti e programmi
Unione Europea – Global Gateway Europe: strategia dell’Unione Europea lanciata nel 2021 che mira a mobilitare 300 miliardi di Euro per investimenti infrastrutturali a livello mondiale, dei quali 150 miliardi sono destinati ad iniziative in Africa. Il finanziamento per i singoli progetti proviene sia dal Bilancio Comunitario (ammontare prevalente) che da stanziamenti dei singoli paesi interessati (africani e/o dell’Unione Europea) o da Istituzioni private (Banche, imprese multinazionali etc..). I bandi di gara sono comunque emessi da Organismi Comunitari o da Enti Attuatori nominati dall’Unione Europea.
I settori d’intervento e i progetti in fase di realizzazione riguardano:
Clima ed Energia: si segnalano il progetto della Centrale Idroelettrica di Nachtigal in Camerun e gli interventi di riabilitazione della Diga di Kariba, situata tra Zambia e Zimbabwe.
Trasporti: risultano in corso d’opera il Corridoio di Lobito, volto a interconnettere le aree minerarie dello Zambia e della Repubblica Democratica del Congo con lo scalo marittimo di Lobito in Angola, e il Corridoio Abidjan-Ouagadougou.
Sanità: le iniziative includono il finanziamento di siti per la produzione di vaccini in Ruanda, unitamente a programmi specifici in Etiopia, Tanzania, Uganda e Kenya finalizzati al contrasto della mortalità infantile.
Transizione Digitale: gli interventi riguardano la posa di cavi sottomarini per il potenziamento della connettività dati tra le sponde del Mediterraneo e l’installazione di una rete in fibra ottica di 10.000 km tra Zambia, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico, finalizzata all’estensione dell’accesso alla rete.
Risultano di fondamentale rilevanza le sinergie tra gli Stati membri dell’Unione Europea per il conseguimento degli obiettivi delineati dal Programma Global Gateway Europe-Africa. Con riferimento al contesto italiano, si evidenzia un’efficace interazione con le iniziative promosse nell’ambito del Piano Mattei, con particolare riguardo alla “Misura Africa” di Simest. Tale strumento consente, tra l’altro, il finanziamento parziale della partecipazione alle procedure di gara indette nell’ambito del Programma (www.simest.it). Si segnala, inoltre, l’operatività del “Plafond Africa” di Cassa Depositi e Prestiti, destinato al cofinanziamento di interventi progettuali.
Nel quadro dell’iniziativa “Global Gateway”, si consolidano rilevanti sinergie operative con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). Tali istituzioni agiscono frequentemente in qualità di enti attuatori per i progetti del programma, gestendo l’indizione delle relative procedure di gara. Nello specifico, la BEI focalizza i propri interventi sui settori del clima e della transizione energetica; a tal proposito, si segnala lo stanziamento di un miliardo di euro a favore dell’iniziativa “Mission 300”, volta a garantire l’accesso all’energia elettrica a 300 milioni di cittadini africani attualmente privi di connessione alla rete (con un target già raggiunto di 50 milioni di beneficiari). Parallelamente, si registra un significativo incremento dell’operatività della BERS nel continente. L’istituto, fondato negli anni ’80 con una missione focalizzata sull’Europa Orientale, ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione realizzando molteplici interventi in Nord Africa e inaugurando recentemente uffici di rappresentanza in Senegal, Costa d’Avorio, Benin e Nigeria. Tali attività vertono sui comparti strategici precedentemente delineati, con particolare enfasi sui progetti orientati alla riduzione delle emissioni di CO2. Una peculiarità del modello operativo della BERS è rappresentata dall’erogazione di finanziamenti alle imprese africane, incluse le PMI, mediata dagli istituti di credito locali. Nel corso dell’esercizio 2025, la BERS ha pubblicato 200 bandi di gara riguardanti servizi di consulenza, esecuzione lavori e forniture, per un controvalore complessivo di 16,8 miliardi di euro.
Al fine di supportare le imprese italiane nell’accesso a tali opportunità, è attivo un desk dedicato presso l’ufficio ICE di Londra, città sede della BERS (desk-ebrd@ice.it). Le aziende interessate possono monitorare i bandi e le occasioni di partenariato attraverso il sito web istituzionale della BERS e il portale dell’ICE Tender.Plus.
In generale tutte le gare d’appalto indette dalla UE Programma sono visibili sul portale ufficiale della UE “Tenders Electronic Daily” digitando la parola chiave “Global Gateway” e sulla pagina ufficiale “Global Gateway Business Opportunities”. Anche il sito dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Bandi AICS) pubblica notizie sul Programma, dando aggiornamenti anche sui progetti in via di definizione, permettendo alle aziende di avere notizie utili anche precedentemente alla pubblicazione dei Bandi di Gara.
Gli accordi APE
Gli Accordi di Partenariato Economico (APE) si configurano come regimi commerciali preferenziali stipulati tra l’Unione Europea e le nazioni afferenti al gruppo Africa, Caraibi e Pacifico. Tali intese assicurano l’accesso al mercato comunitario in regime di esenzione tariffaria (dazi zero), prevedendo contestualmente una liberalizzazione progressiva dei mercati dei partner africani verso i prodotti di origine europea. Al fine di salvaguardare le industrie locali emergenti, gli accordi contemplano l’adozione di misure protettive quali dazi all’importazione e quote specifiche.
Sebbene non costituiscano uno strumento di finanziamento diretto, pur ammettendo istanze limitate di supporto finanziario per ambiti definiti, gli APE promuovono l’integrazione economica attraverso l’apertura delle dogane europee alle merci africane, condizionandola al rispetto di rigorosi standard normativi e igienico-sanitari. Parallelamente, facilitano l’ingresso di beni e servizi europei non concorrenziali nei mercati locali e individuano settori d’intervento strategico condivisi, tra cui l’ottimizzazione delle procedure doganali e l’attuazione di standard di sostenibilità.
Allo stato attuale, quindici Paesi hanno ratificato tali partenariati con l’UE, con una prevalenza delle regioni dell’Africa Meridionale (SADC) e Orientale (EAC). L’istanza più recente di perfezionamento, datata 10 giugno, ha interessato Comore, Madagascar, Seychelles e Mauritius.
A integrazione e rafforzamento del quadro cooperativo, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 sono stati sottoscritti gli Accordi di Associazione con gli Stati dell’Africa settentrionale, successivamente oggetto di costanti aggiornamenti. Tali convenzioni si distinguono per una rilevante componente di cooperazione in ambito sociale e migratorio, oltre a quello economico-commerciale, rivelandosi determinanti nel mitigare le crisi economiche che hanno interessato Tunisia ed Egitto nell’ultimo decennio. L’accesso al mercato unico europeo rimane un fattore di resilienza cruciale per l’area, specialmente a fronte delle barriere tariffarie imposte dall’amministrazione Trump (fatta eccezione per il Marocco), garantendo reciprocamente alle imprese dell’Unione la partecipazione ai mercati nordafricani.
Gli accordi di Associazione
A integrazione e potenziamento degli Accordi di Partenariato, sono stati definiti gli Accordi di Associazione, sottoscritti tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 e successivamente oggetto di periodici rinnovi e integrazioni. Tali intese con le nazioni dell’Africa settentrionale si caratterizzano per una spiccata cooperazione in ambito sociale e migratorio, oltre che economico-commerciale, e hanno rivestito un ruolo fondamentale nel mitigare gli effetti delle crisi economiche che hanno colpito Tunisia ed Egitto nell’ultimo decennio. Risulta determinante per la stabilità economica della regione la possibilità di accedere al mercato unico europeo, specialmente alla luce delle barriere tariffarie imposte dall’amministrazione statunitense ai Paesi dell’area, con la sola eccezione del Marocco. Parallelamente, pur in presenza di specifiche deroghe, le imprese dell’Unione Europea beneficiano dell’accesso ai mercati del Nord Africa, attualmente identificati come i più ricettivi dell’intero continente.
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