L’inizio dello sviluppo sociale ed economico dell’Oman ha una data precisa: 23 luglio 1970, che segna la deposizione incruenta del Sultano Saʿīd bin Taymūr da parte del figlio Qaboos, educato nelle accademie militari britanniche, che ha governato il paese per i cinquant’anni successivi fino alla sua morte, il 10 gennaio 2020. Non avendo eredi diretti, gli è succeduto il cugino, Haythaman bin Tariq Al Said, che aveva maturato esperienza governativa a capo di diversi dicasteri negli anni precedenti.
La modernizzazione
Fino alla presa del potere di Qaboos, il paese aveva vissuto in un contesto medioevale, con soli 10 km di strade asfaltate, senza energia elettrica, privo di un sistema scolastico e sanitario degno di questo nome, con divieto per la popolazione di spostarsi senza i relativi permessi, un tasso di alfabetizzazione del 20% e chiusura totale verso l’esterno, intrattenendo rapporti diplomatici soltanto con la Gran Bretagna e l’India. Il potere assoluto era nelle mani del Sultano. La sola risorsa disponibile per incrementare le entrate era quella petrolifera: i primi giacimenti furono scoperti nel 1956 ma lo sfruttamento procedette con lentezza fino alla presa del potere di Qaboos, che diede un impulso notevole alla ricerca di nuovi giacimenti petroliferi e, successivamente (negli anni ’90), del gas naturale, fondando la Petroleum Development Oman a maggioranza statale, ancora oggi il principale produttore di oil & gas del paese. Parallelamente, il Sultanato favorì il coinvolgimento delle grandi multinazionali del settore – in particolare l’anglo olandese Shell – che scoprì i primi giacimenti (e ancora oggi detiene il 34% di quote nella Petroleum Development) e la British Petroleum.
La rete infrastrutturale
Da qui le risorse per il tumultuoso sviluppo del Paese, con la costruzione di infrastrutture moderne e servizi di buon livello, a partire dal sistema scolastico fino a quello sanitario. Assume un significato politico lo sviluppo della rete stradale (15.000 km), che unifica la nazione, la cui superficie è di poco inferiore a quella dell’Italia. Con 3.000 km di coste lungo il Golfo di Oman a nord-est e lungo l’Oceano Indiano a sud, il territorio dell’Oman è per il 90% montuoso e desertico, con una popolazione di 5,7 milioni di abitanti, prevalentemente concentrata nei centri urbani di Muscat (la capitale oltre 1 milione di abitanti), Salalah (all’estremo sud nella regione del Dhofar), Sohar, Nizwa e Sur.
Lo sviluppo è stato costante a partire dagli anni ’70, ma anche meno “clamoroso” rispetto agli altri stati della Penisola, poiché l’Oman possiede risorse energetiche in misura minore rispetto agli altri paesi del GCC, ma anche per la volontà di procedere con uno sviluppo a misura d’uomo, mantenendo una struttura urbanistica orizzontale, senza svettanti grattacieli, pur costruendo rilevanti strutture architettoniche moderne (da menzionare La Grande Moschea di Muscat, il Palazzo Reale e l’Opera House), ma ispirandosi alle radici culturali e al modo di vivere originario della popolazione, mantenendo e valorizzando i reperti del passato, in particolare i forti costruiti dai portoghesi nel 16° secolo, quando occupavano questa regione.
Il Rinascimento Omanita
L’Oman è noto per la sua tolleranza, che deriva dalla corrente Ibadita dell’Islam, maggioritaria soltanto in Oman, e per un forte senso d’identità, caratteristiche incarnate anche dalla figura di Sultan Qaboos, regnante illuminato che ha dato vita il Rinascimento Omanita, mostrando anche a livello personale doti di equilibrio e visione verso il futuro. Promotore del dialogo e del confronto, Qaboos ha esplorato anche le aree più remote del Paese, contribuendo così a rafforzare il senso di unità nazionale, in un contesto in cui le tradizioni tribali e i legami di appartenenza locale continuavano a rappresentare elementi importanti dell’identità collettiva.
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