Norvegia: il gigante energetico

  • Popolazione: 5,6 milioni abitanti
  • Capitale: Oslo (1 milione abitanti)
  • Città principali: Bergen, Trondheim (centro universitario), Stavanger (industria oil & gas)
  • Valuta: Corona norvegese (1 Euro = 11,13 corone norvegesi)
  • Forma di governo: Monarchia parlamentare

La Norvegia si annovera tra i paesi con il più elevato PIL pro-capite a livello globale (€ 105.000). Tale prosperità è attribuibile alla scoperta di giacimenti di gas e petrolio al largo delle sue coste occidentali negli anni Sessanta, successivamente messi in produzione con il coinvolgimento delle maggiori compagnie petrolifere internazionali. Tali risorse costituiscono la principale componente (60%) delle esportazioni, generando un valore stimato di circa € 95 miliardi (dati 2025).

L’evoluzione del settore energetico

A partire dall’invasione dell’Ucraina, avvenuta nel febbraio 2022, il Paese ha assunto il ruolo di principale fornitore di gas per l’Unione Europea, coprendo circa il 30% delle forniture totali europee. Due consultazioni referendarie (1972 e 1994) hanno espresso parere contrario all’adesione all’Unione Europea, a riprova di un marcato senso di identità nazionale che aveva condotto, all’inizio del secolo (1905), all’ottenimento dell’indipendenza, in modo pacifico, dalla Svezia, con la quale condivideva il medesimo monarca. La Norvegia è comunque parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) e una serie di accordi stabiliscono, di fatto, un’area di libero scambio, fatta eccezione per alcuni settori (pesca, agricoltura, tessile) sui quali insiste un sistema reciproco di quote e dazi doganali. È, inoltre, uno dei paesi fondatori della North Atlantic Treaty Organization (NATO), cui aderisce sin dal 1949.
Oltre al settore degli idrocarburi, rivestono un’importanza sociale anche quelli dell’agricoltura, peraltro limitato a una porzione circoscritta di territorio, e della pesca, di cui è un fornitore rilevante per l’Unione Europea.
Altrettanto significativo è il settore della cantieristica, supportato da una capillare rete di trasporti marittimi che connette un territorio frastagliato, caratterizzato da oltre 25.000 km di sviluppo costiero. I proventi petroliferi hanno consentito di finanziare lo sviluppo dell’attività estrattiva (alluminio, grafite, silicio), che ha condotto altresì alla scoperta di importanti giacimenti di terre rare. Le autorità norvegesi, tramite la Rare Earth Norway auspicano di sfruttare tali risorse in cooperazione con paesi alleati per contribuire ad affrancare l’Europa dalla dipendenza dalla Cina.

Transizione ecologica e fondo sovrano

Sono previsti significativi incentivi governativi anche per lo sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico e il solare offshore, benché la quasi totalità dell’energia elettrica necessaria al Paese provenga dall’idroelettrico e dalle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CO₂). Il progetto più noto, operativo dal 2023, è il Longship – Northern Lights, che consente il trasporto e lo stoccaggio offshore della CO₂ a 2600 metri di profondità, 100 km al largo della costa norvegese, in giacimenti di gas ormai esauriti. Il primo impianto al mondo ad adottare questa tipologia di smaltimento è stato, lo scorso anno, il cementificio norvegese della tedesca Heidelberg Materials.
Il consorzio Northern Lights ambisce a diventare un hub europeo per lo smaltimento della CO₂ proveniente da grandi impianti industriali, con riferimento al terminale marittimo di Øygarden.
Significativi progetti sono altresì pianificati nel settore delle infrastrutture stradali e ferroviarie, unitamente al comparto edilizio, con la finalità di contenere l’elevato costo degli immobili nei principali centri urbani e, in tal modo, contribuire a mitigare una delle componenti che maggiormente incidono sull’incremento dell’inflazione, attualmente attestata al 3%.

I fondi sovrani

Non è possibile concludere questa breve analisi sulla struttura economica norvegese senza menzionare il Government Pension Fund Global, uno dei tre Fondi Sovrani più rilevanti a livello mondiale. Istituito dal governo norvegese all’inizio degli anni ’90 con i surplus derivanti dall’estrazione petrolifera, il Fondo ha come obiettivo quello di garantire un elevato livello di benessere anche in eventuali periodi di crisi economica. Fino al 1998, gli investimenti sono stati indirizzati verso titoli di stato esteri, ma a partire dall’anno successivo, sotto la supervisione della Norge Bank Investment Management, sono stati effettuati investimenti in obbligazioni e azioni caratterizzati da un rischio moderato.
L’attuale composizione del portafoglio è basata per il 50% su azioni e per il 30% su titoli a reddito fisso, diversificati geograficamente tra Nord America (56%), Europa (25%) e Asia (15%). Il Fondo detiene partecipazioni in 8.659 società distribuite in 63 paesi, per un valore stimato di 1.739 miliardi di dollari USA.
In Italia, il Fondo ha investito nel corso degli anni un ammontare pari a 22,4 miliardi di dollari, quasi equamente ripartiti tra azioni e titoli di stato.

Commercio estero

Voce

Valore (mld USD)

Esportazioni

155

Importazioni

91

 

Interscambio Italia-Norvegia

 Tra i principali partner commerciali della Norvegia, l’Italia è al 9° posto come fornitore e al 12° come cliente:

Flusso
(fonte MAECI)

Valore (mld €)

Esportazioni italiane verso Norvegia

2,2

Importazioni italiane dalla Norvegia

3,1

Principali settori: esportazioni italiane verso la Norvegia

Settore

Macchinari

Prodotti della metallurgia

Alimentari e bevande

Mezzi di trasporto

Abbigliamento

Principali settori: importazioni italiane dalla Norvegia

Settore

Gas naturale

Petrolio greggio

Prodotti chimici

La presenza delle aziende italiane

Le nostre esportazioni, di cui i macchinari costituiscono la voce principale, evidenziano una tendenza di crescita costante (+40% nell’ultimo quinquennio), mentre le nostre importazioni, dopo il picco del 2022, si sono quasi dimezzate, permettendo una drastica riduzione del saldo negativo della bilancia commerciale, che ammonta attualmente a circa € 900 milioni. Ciononostante, la Norvegia si conferma un importante fornitore di gas per l’Italia, posizionandosi dietro ad Algeria, Azerbaijan e Qatar.

Nel settore estrattivo norvegese, la presenza di ENI, attraverso la sua consociata VAR, è significativa. Altrettanto rilevante è il coinvolgimento di Tenaris, Petro Valves e Saipem, quest’ultima particolarmente attiva nell’installazione di pipeline sottomarine e coinvolta nei principali progetti di fotovoltaico offshore, al punto da aver annunciato la fusione tra la propria consociata norvegese e un’azienda locale. Di notevole importanza è anche la partecipazione di FINCANTIERI, che nel 2016 ha acquisito i cantieri navali VARD, azienda primaria del settore con presenza multinazionale.

Le aziende italiane (tra cui si annoverano Webuild, Trevi e Rizzani de Eccher) sono altresì attive nel settore delle infrastrutture, partecipando alle gare d’appalto indette dagli Enti pubblici locali per il settore stradale e ferroviario. I relativi bandi possono essere monitorati dalle aziende interessate tramite i rispettivi siti web di STATENSVEGVESEN e BANE NOR. Si sottolinea inoltre che la Norvegia è uno dei leader mondiali in termini di connettività, e la domanda di relative componenti, in particolare i cablaggi, è elevata. Ne è dimostrazione la presenza di Prysmian, che gestisce un proprio stabilimento per la produzione di cavi sottomarini a Drammen e che lo scorso anno ha siglato un accordo quinquennale con l’operatore statale STATNETT per la fornitura di cavi interrati ad alta tensione.

Export vini e food in crescita

Di rilievo è la crescita delle nostre esportazioni di vini (70 milioni nel 2024), che ci posizionano come il principale fornitore, in termini di volumi, nonostante la presenza di un regime di Monopolio, VINMONOPOLET, l’unico attore autorizzato alla vendita al dettaglio di bevande alcoliche con gradazione superiore ai 4,7 gradi. Tale ente periodicamente indice bandi di gara per l’acquisto di vini, avvalendosi di grossisti locali, richiedendo specifiche precise relative a caratteristiche sensoriali e a rigidi protocolli di sostenibilità ambientale.

In crescita anche le nostre esportazioni di prodotti alimentari, sebbene l’accesso al mercato sia reso difficile dall’elevato livello di dazi – pari al 31% (si ricorda che la Norvegia non è membro dell’Unione Europea) – e dalle stringenti procedure di importazione, le quali impongono rigorosi controlli sanitari sui prodotti e lungo l’intera filiera di distribuzione. A ciò si aggiunge il regime, di fatto oligopolistico, in cui operano gli importatori e le catene della GDO del settore alimentare. Nonostante tali criticità, il consumatore continua ad apprezzare il prodotto italiano e alcuni produttori stanno investendo al fine di affrontare in modo sistematico il mercato norvegese che, pur presentando difficoltà operative, è in grado di offrire un “premium price” per i nostri prodotti.

Come negli altri Paesi della penisola scandinava, istituzioni e aziende investono notevolmente in Ricerca e Sviluppo (R&S) e in progetti ad alto contenuto tecnologico. Tale impegno è sostenuto da un sistema universitario e accademico di elevato livello e molto propenso alle collaborazioni internazionali, come evidenziato dalla presenza di 650 ricercatori italiani in università e centri di ricerca locali, secondo i dati forniti dall’Ambasciata d’Italia.

 

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